ABSTRACT [IT]:
L’isola posta nel Mediterraneo orientale rappresenta un unicum geopolitico dalla straordinaria rilevanza.
La peculiare posizione geografica di Cipro ha rappresentato durante il corso della storia, fino ai tempi odierni, non solo la sua più grande risorsa ma indubbiamente anche la sua maledizione.
Formidabile piattaforma di proiezione trans-continentale e di controllo dello spazio aereo-navale di uno dei quadranti geopolitici più significativi a livello mondiale, è stata fatalmente oggetto di accese dispute tra le potenze anelanti il controllo del Mediterraneo orientale e il flusso dei traffici dell’intero Mare nostrum. La plurisecolare rivalità tra Grecia e Turchia è plasticamente rappresentata dalla divisione presente sull’isola, fattore permanente di instabilità per tutto il bacino mediterraneo (e non solo).
L’importanza di Cipro non poteva non richiamare le mire di altri eminenti attori geopolitici. Nel recente passato attirò l’interesse del Regno Unito, il quale nonostante il processo di decolonizzazione terminato nel 1960 con l’indipendenza dell’isola, ha mantenuto una presenza strategica sull’isola attraverso le due basi militari Akrotiri e Dhekelia, nodi cruciali dell’architettura imperiale (anglo)americana odierna. Questo scenario di per sé notevolmente intricato, si è recentemente arricchito di complessità per mezzo della saldatura tra la Repubblica di Cipro ed Israele in funzione anti-turca. L’isola di Afrodite gioca il ruolo di “porta sul retro” di Israele nonché di pilastro intermedio dell’asse stretto tra Tel Aviv, Atene e Nicosia, “ponte” energetico e securitario tra Europa e Stato ebraico. Anche la Russia storicamente vanta un notevole peso specifico su Cipro, dall’ambito religioso-culturale a quello economico-finanziario, ben rappresentato dalla folta ed influente comunità di russi residenti sull’isola. Le ingerenze esterne hanno condizionato la stabilità dell’isola, amplificando ed esasperando le numerose fragilità endogene, dalla imperante corruzione ai gravosi lasciti dell’occupazione militare turca. L’ancoraggio all’Unione Europea operato dalla “parte greca” di Cipro è sicuramente utile, ma non decisivo alla risoluzione della questione cipriota, sulla quale pesa l’ipoteca turca. Ankara potenza in forte ascesa è l’attore con cui dover discutere e trattare per pacificare il Mediterraneo orientale e il Levante, partita nella quale l’Italia può e deve giocare un ruolo da protagonista, pena nostra irrilevanza e l’instabilità permanente del Mare nostrum, condizione esiziale per la sicurezza e prosperità italiana.
PAROLE CHIAVE: Cipro, Repubblica Turca di Cipro Nord, Turchia, Grecia, Israele, Mar Mediterraneo, Medio Oriente, Linea Verde, Akrotiri e Dhekelia, Zee, Enosis, Taksim.
ABSTRACT [ENG]:
The island in the Eastern Mediterranean represents a unique geopolitical entity of extraordinary significance.
Throughout its history, right up to the present day, Cyprus’s unique geographical position has represented not only its greatest asset but also, undoubtedly, its curse.
A formidable platform for transcontinental projection and control of the air and naval space of one of the world’s most significant geopolitical regions, it has inevitably been the subject of heated disputes between powers vying for control of the Eastern Mediterranean and the flow of trade within the entire Mare Nostrum. The centuries-old rivalry between Greece and Turkey is vividly represented by the division on the island, a permanent factor of instability for the entire Mediterranean basin (and beyond).
The importance of Cyprus could not fail to attract the attention of other prominent geopolitical players. In the recent past, it attracted the interest of the United Kingdom, which, despite the decolonization process that ended in 1960 with the island’s independence, has maintained a strategic presence on the island through the two military bases of Akrotiri and Dhekelia, crucial nodes of today’s Anglo-American imperial architecture. This remarkably intricate scenario has recently been further enhanced by the anti-Turkish alliance between the Republic of Cyprus and Israel. The island of Aphrodite plays the role of Israel’s “back door” as well as an intermediate pillar of the narrow axis between Tel Aviv, Athens, and Nicosia, an energy and security “bridge” between Europe and the Jewish state. Russia also historically has had considerable influence on Cyprus, from the religious-cultural to the economic-financial spheres, well represented by the large and influential Russian community residing on the island. External interference has affected the island’s stability, amplifying and exacerbating numerous internal weaknesses, from rampant corruption to the burdensome legacy of Turkish military occupation. The “Greek side” of Cyprus’s anchoring to the European Union is certainly useful, but not decisive in resolving the Cyprus issue, which is burdened by Turkey’s influence. Ankara, a rapidly rising power, is the player with whom we must discuss and negotiate to pacify the Eastern Mediterranean and the Levant, a game in which Italy can and must play a leading role, or risk our irrelevance and the permanent instability of the Mare Nostrum, a condition that is fatal to Italy’s security and prosperity.
KEYWORDS:
Cyprus, Turkish Republic of Northern Cyprus, Turkey, Greece, Israel, Mediterranean Sea, Middle East, Green Line, Akrotiri and Dhekelia, EEZ, Enosis, Taksim.
SOMMARIO: 1. Storia e quadro geopolitico. -2. Cipro oggetto del desiderio nella disfida turco-israeliana (con Mosca alla finestra). -3. Le fragilità endogene attraversano l’isola da nord a sud. -4. Conclusioni, tra il pericolo di escalation e la speranza di una ricomposizione mediterranea.
1.Storia e quadro geopolitico
Cipro è uno strano “animale” geopolitico, per geografia, vicissitudini storiche e collettività umane presenti. Un’isola dalla forma iconica posta nel Mediterraneo orientale in una posizione invidiabile: a sud della Turchia, a nord di Egitto e Israele, prospicente le coste del Levante. La sua ubicazione la rende una formidabile piattaforma di proiezione trans-continentale e di controllo dello spazio aereo-navale in un quadrante geopolitico di rilevanza mondiale, rendendola da secoli oggetto del desiderio e di contrasto tra le potenze che si sono succedute nella corsa al domino dell’area mediterraneo-medio orientale.
Con una dimensione inferiore alla metà della Sicilia[1], il territorio cipriota è amministrato da ben quattro entità diverse a cui si deve aggiungere la dimensione “sovranazionale” dell’Unione Europea, de jure esercitata sull’intera isola, de facto solo sulla sua parte meridionale di matrice greca, l’unica ad avere il pieno riconoscimento internazionale.
L’isola di Afrodite, è teatro della più lunga disputa territoriale sul suolo europeo dal secondo dopoguerra ad oggi. Dopo aver vissuto un breve intermezzo unitario a seguito del riconoscimento dell’indipendenza dal Regno Unito nel 1960, in conseguenza dell’invasione militare turca, dal 1974 permane divisa tra la Repubblica di Cipro, a sud dell’isola, occupante circa il 57,2 % del territorio con capitale Nicosia e la Repubblica Turca di Cipro del Nord (Rtcn in sigla), autoproclamatasi indipendente nel 1983, dopo un intervallo come Stato federato alla Repubblica di Turchia. Posta nella parte settentrionale dell’isola di cui occupa circa il 36,2 %, è priva di riconoscimento internazionale[2], ad esclusione della stessa Turchia, ha come capitale Lefkosia (la parte nord), denominazione turca di Nicosia, ultima città d’Europa ad essere integralmente divisa da un muro.
Una situazione già alquanto complessa è ulteriormente complicata dalla presenza sull’isola di altre due entità di non poco interesse. A frapporsi tra i due summenzionati soggetti, vi è la cosiddetta Linea Verde[3], una zona cuscinetto demilitarizzata istituita e amministrata direttamente dalle Nazioni Unite[4], posta lungo la linea del cessate il fuoco risultata al termine del conflitto scatenato dall’ intervento militare turco nell’isola. L’area si estende lungo 180 km, occupa una superficie complessiva di circa 350 km²[5] e, congiuntamente alla base inglese di Dhekelia, funge da linea di separazione che taglia in due Cipro, tra la parte meridionale a maggioranza greco-cipriota e la parte settentrionale a maggioranza turco-cipriota, attraversando anche la stessa capitale Nicosia[6]. Al suo interno sussistono quatto comuni, tra cui Pyla, unico insediamento cipriota dove ancora convivono assieme la comunità greca e quella turca[7].
Fino al 2003 la Linea Verde segnava compiutamente la frattura cipriota risultando invalicabile. La svolta si ebbe a partire dall’aprile di quell’anno, quando quale frutto del processo di distensione maturato all’epoca, è divenuto possibile attraversarla e spostarsi tra le due entità grazie all’apertura di specifici checkpoint posti lungo il tratto della linea di separazione.
A completamento del mosaico geopolitico cipriota, si rilevano le Aree delle Basi Sovrane di Akrotiri e Dhekelia, uno dei territori d’oltremare britannici sparsi nel globo, costituito da due distinte basi militari appartenenti al Regno Unito[8], ultimo lascito coloniale dell’impero britannico sull’isola mediterranea.
Alle quattro sovranità di diritto o di fatto esercitate sull’isola, si aggiunge anche quella più eterea, professata dalle istituzioni comunitarie europee. La Repubblica di Cipro è un membro dell’Unione Europea dal 1º maggio 2004. Giuridicamente anche il territorio di Cipro Nord è considerato parte integrante dell’Unione, pur tuttavia risultando ovviamente sospesa l’applicazione dell’acquis communautaire e delle normative europee essendo le autorità della Repubblica di Cipro prive della facoltà di esercitare de facto il loro controllo sulla parte settentrionale dell’isola. Ne deriva che gli abitanti turco-ciprioti della Rtcn (ma non i numerosi coloni turchi) sono considerati dal governo della Repubblica di Cipro come cittadini ciprioti a tutti gli effetti, aventi diritto ai relativi documenti di identità e passaporti e come tali ritenuti cittadini europei[9].
Un tale coacervo di sovranità, divisioni, rivendicazioni (para) giuridiche non possono essere certo frutto
di interessi e dinamiche recenti.
La questione cipriota è un lascito, una “patata bollente” della pratica di successione dell’impero ottomano, aperta già nel XIX secolo e culminata con la prima guerra mondiale. Tra le numerose dispute geopolitiche e i sanguinosi conflitti che ha cagionato, una delle più rilevanti, nonché decisiva per la questione cipriota, è la frattura geopolitica[10] che divide e anima greci e turchi fin dal 1821, anno dell’inizio del risorgimento della nazione ellenica. Aspro confronto plurisecolare di cui l’odierna partizione cipriota costituisce un simulacro vivente e su cui grava il peso della pietra miliare del Trattato di Losanna (1923) con il quale fu abilmente ribaltata la sconfitta militare greca in vittoria strategica, sancendo il predomino greco sull’Egeo a scapito di una Turchia obtorto collo confitta nella penisola anatolica.
Il Trattato di Losanna ben rappresentò il coronamento del secolare processo di emancipazione greca dal giogo turco coniugato con l’edificazione della nazione ellenica. Alimentato dalla visione nazionalistica della Megali Idea (Μεγάλη Ἰδέα), principiato con la guerra di indipendenza del 1830, proseguito con l’ottenimento della sovranità ellenica sulle isole Ionie (1864) e su Creta (1913), venne definitivamente raggiunto sul tavolo diplomatico svizzero, nonostante le necessarie “amputazioni” subite rispetto a quanto sancito dal precedente Trattato di Sevres (1920)[11].
Il funambolico ribaltamento strategico greco della cocente sconfitta tattica, patita sul campo militare ad opera dei turchi nel conflitto del 1919-1922, permise ad Atene di ottenere una chiara certificazione della netta predominanza marittima sul suo intorno geografico, dal Mar Ionio fino a Creta nonché il controllo esclusivo del mare Egeo e delle relativa costellazione di isole prospicenti la Turchia, il tutto a danno di Ankara, irrimediabilmente imprigionata sulla terraferma, a cui veniva interdetta quasi totalmente la proiezione marittima. Tale vincolo terragno, sinonimo di scadimento di potenza per il lupo turco, equivalse al parallelo moltiplicatore di peso ed influenza per la rediviva Ellade, definitivamente cassato dalla riconsegna italiana del Dodecaneso ad Atene nel 1947.
Storicamente, la straordinaria rilevanza di Cipro non permise di restringere il campo della contesa geopolitica solo tra Grecia e impero ottomano/Turchia.
L’apertura del canale di Suez nel 1869 segnò l’ingresso nella contesa greco-turca di un altro attore dotato di un notevole peso geopolitico, il quale da allora, non ha più smesso di condizionare le sorti dell’isola: il Regno Unito. Londra fermamente interessata al controllo delle rotte con l’India e il Pacifico, nonché a “blindare” l’accesso al Mediterraneo, per il tramite oltre che del Canale di Suez anche della Rocca di Gibilterra, individuò Cipro come straordinario punto nevralgico sul quale ancorarsi per continuare ad esercitare e difendere il dominio marittimo, struttura portante del suo impero globale.
Abile a sfruttare la debolezza del sempre più fragile impero ottomano, il Regno Unito ottenne dalla Sublime Porta il protettorato sull’ isola di Afrodite nel 1878 a seguito della Pace di Santo Stefano[12]. Il protettorato sfociò in diretta occupazione dell’isola da parte delle truppe britanniche durante il primo conflitto mondiale. Il controllo definitivo di Londra fu sancito con il riconoscimento formale di “Colonia della corona britannica” nel 1925 come esito degli accordi diplomatici scaturiti dai Trattati di Sevres e Losanna, in cui venne formalmente decretata la perdita della sovranità turca sull’isola.
Lo status ufficiale di Cipro come colonia inglese fu distintamente il “prezzo” pagato da Atene a Londra per l’enorme vantaggio ricavato a Losanna. Un Regno Unito egemone nel Mediterraneo orientale per il tramite di Cipro, seppur divenuta in tal modo, l’anello mancante del totale strangolamento anti-turco e l’ipostasi del ridimensionato della Megali Idea, valse sicuramente quanto ottenuto sui tavoli diplomatici, tenendo ben conto della manifestata defaillance bellica.
Il mantenimento dell’assetto post Losanna divenne da allora l’imperativo strategico per Atene, pronta a valutare, financo accettare ogni compromesso pur di preservare il proprio migliore posizionamento marittimo, tanto da “subire” il piano adottato da Londra per la decolonizzazione di Cipro. Divenuto il controllo dell’isola oramai ingestibile a causa del crescente movimento anticoloniale e patriottico filo-ellenico cipriota, sfociato in vera e propria guerra di indipendenza (1955-59), Londra mediò con Atene, Ankara e ciprioti, la costituzione a Nicosia di un assetto post-coloniale che potesse risultargli quanto più congeniale possibile. Il Trattato di Londra e Zurigo del 1959 statuì sì l’indipendenza di Cipro (proclamata ufficialmente il 16 agosto 1960), ma ancorandola alla garanzia del mantenimento dello status quo ad un vincolo esterno. Fu previsto, in caso di violazione dell’ordine costituito, l’intervento delle potenze garanti (Grecia, Turchia, Regno Unito) atto a ripristinazione l’assetto costituzionale, vulnus giuridico che cagionò il successivo intervento militare turco del 1974. Un ulteriore tributo fu versato a Londra: il mantenimento di due fondamentali basi militari sotto la sovranità britannica, le summenzionate Akrotiri e Dhekelia.
L’assetto imposto da Londra si configurò di fatto come una pietra tombale per l’anelata Enosis, la riunificazione di Cipro con la madrepatria greca, ma garantì comunque la sterilità marittima per Ankara, fattore geopoliticamente preminente per Atene.
Fu proprio la tentazione mai sopita per l’Enosis a far precipitare la situazione e sconvolgere quanto abilmente ricamato da Londra nel 1959/60. Il delicato assetto costituzionale bi-comunitario[13] di Cipro fu costantemente minato dalle aspirazioni unitarie greco-cipriote. Il gruppo paramilitare Eoka-B (Ethnikí Orgánosis Kypríon Agonistón – Organizzazione Nazionale dei Combattenti Ciprioti), fortemente sostenuto e sobillato dal regime greco “dei colonnelli”, operò alacramente per portare Cipro all’interno dell’ecumene statale greca. Sulla falsariga di quanto poi accadde in Argentina pochi anni dopo, dove la dittatura militare in profonda sofferenza interna, provò ad utilizzare la valvola di sfogo del revanscismo nazionalista come ancora di salvezza, nell’estate del 1974 i “colonnelli” diedero luce verde all’Eoka B, infarcita di consiglieri militari greci e alla Guardia nazionale cipriota, ad operare un colpo di Stato che portasse alla rimozione di Makarios III arcivescovo e presidente cipriota. L’ “Operazione Niki” riuscì, Makarios fu costretto alla fuga, l’Enosis da remoto miraggio nazionalista sembrava poter divenire presto realtà. I leader turco-ciprioti chiesero immediatamente aiuto alla madrepatria anatolica. Ankara non tardò a comprendere la posta in gioco: la possibilità di sovvertire la bruciante sconfitta strategica subita a seguito della caduta dell’impero ottomano. Cipro poteva rappresentare la punta di lancia della riscossa turca, attraverso la quale tornare ad essere potenza riguadagnando la proiezione marittima fino ad allora forzatamente interdetta.
Appellandosi alle clausole del Trattato del 1959, denunciando il colpo di Stato nazionalista come evidente alterazione dello status quo, il 20 luglio 1974 Ankara lanciò l’Operazione Attila con la quale procedette all’invasione della parte settentrionale dell’isola cipriota. L’invasione fu per i turchi un successo, poiché diede innanzitutto, la spallata finale al moribondo regime militare di Atene, il quale cadde pochi giorni dopo lo sbarco e l’aviolancio delle truppe ancirane sull’isola, successivamente grazie all’instaurazione di una testa di ponte a Kyrenia, i turchi riuscirono in due fasi, ad occupare già alla metà di agosto, poco più del 36 % del territorio isolano. Il conseguente cessate il fuoco e il congelamento del conflitto lungo la Linea Verde cagionarono un enorme spostamento della popolazione cipriota. Circa un terzo della sua popolazione totale[14] fu costretta ad abbandonare le proprie dimore per rifugiarsi a sud se greca, a nord se turca, giungendo a rendere etnicamente omogenee le due entità emerse dal conflitto.
La mutata situazione geopolitica complessiva fu certamente il jolly che favorì il successo e il consolidamento dell’ardita azione turca, gli Stati Uniti si dimostrarono decisamente accomodanti, intenti a non pregiudicare l’efficacia antisovietica del fianco sud della Nato, scongiurando un conflitto all’interno all’Alleanza, per di più tra due membri fondamentali nella gestione del Mar Mediterraneo e nel contenimento dell’accesso della potenza sovietica ai “mari caldi”.
La decisa condanna onusiana all’evidente violazione del diritto internazionale, non annichilì le parole d’ordine statunitensi sulla vicenda: accettazione del fatto compiuto e distensione tra le parti in causa. Con il placet di Washington, il conflitto rimase congelato e la rivalità latente nei decenni successivi, nonostante due “fiammate” intercorse negli anni Novanta (la crisi di Imia nel 1995-1996[15] e la crisi dei missili del 1997-98[16]).
La ricomposizione della crisi cipriota sembrava alquanto possibile nei primi anni del nuovo millennio, grazie alla compresenza di diversi fattori propizi. La postura “filoeuropea” di Ankara, desiderosa di accasarsi nell’infrastruttura giuridico-economica brussellese, il lodevole e fattivo impegno dell’allora segretario delle Nazioni Unite Kofi Annan, culminato nella redazione dell’omonimo Piano[17], il programmato ingresso di Cipro nell’Unione Europea, si concretizzarono nel referendum sulla riunificazione dell’isola, tenuto sotto l’egida delle Nazioni Unite il 24 aprile 2004.
I buoni propositi assieme all’approvazione del già citato Piano Annan, furono obliterati nettamente dal voto contrario alla riunificazione espresso dalla componente greco-cipriota.[18] L’isola rimase divisa e pochi giorni dopo, il 1º maggio, la Repubblica di Cipro fece ingresso nell’Unione Europea[19].
Tale colpo di grazia alla distensione greco-turca concise con il progressivo ma deciso cambio di postura della geopolitica turca incentrato sul ritorno ad una politica di potenza, il cui fulcro è rappresentato dalla riconquista di una sovranità marittima da esercitare tra l’Egeo e il Mediterraneo orientale.
Sigillo dell’aspirazione strategica ancirana, la formulazione nel 2006 della dottrina della Patria Blu (Mari Vatan) da parte dell’ammiraglio Cem Gürdeniz, grazie alla quale guidare la trasformazione della Turchia in potenza marittima attraverso il ribaltamento dello status quo nel Mediterraneo che privilegia Cipro e la Grecia sulla base del diritto internazionale vigente. Assetto difeso da Nicosia, la quale stipulò con i suoi confinanti marittimi una serie di accordi circa le Zee[20] (Egitto 2004, Libano 2007, Israele 2010) con l’evidente intento di strangolare ancora di più via mare Ankara e la sua appendice nord cipriota.
La Turchia, non avendo ratificato la Convenzione Onu sul diritto del mare del 1982 (Unclos), la quale estendendo esattamente come la per terraferma anche alle isole il diritto al mare territoriale (dodici miglia nautiche), alla zona contigua (ventiquattro miglia nautiche), alle Zee e piattaforma continentale (duecento chilometri), privilegia la Grecia e Cipro rispetto ad Ankara, priva quasi del tutto di isole, non solo ovviamente in termini di sovranità “simbolica” ma anche nella connessa grande partita dello sfruttamento delle risorse naturali rinvenute nel Mediterraneo orientale negli ultimi due decenni da parte degli Stati rivieraschi.[21]
Status avvallato anche da Bruxelles, la quale con l’ingresso di Cipro nell’Unione (divenuto il suo lembo più orientale) ha elevato le risorse nel Mediterraneo orientale al grado di “interesse comune” per l’intera struttura comunitaria anelante il raggiungimento di un’autonomia energetica strategica[22].
Ankara passò alla controffensiva sfruttando abilmente la sterilità geopolitica degli Stati europei, restando fedele al principio secondo il quale in geopolitica il vuoto non esiste, intervenne nel caos libico scavalcando di slancio l’imbelle Unione Europea. Barattò il suo decisivo sostegno militare al traballante governo libico a Tripoli di Fayez-al-Sarraj, incalzato dall’offensiva dell’antagonista Khalifa Haftar, con un accordo sulla delimitazione delle reciproche Zee. Basato su una diversa interpretazione del diritto marittimo rispetto all’ Unclos[23], con una lettura decisamente favorevole alla Turchia, ha soddisfatto le rivendicazioni ancirane, le quali rivendicavano (e continuano a farlo) una Zee per una larga fascia sovrapposta a quelle delimitate in precedenza da Nicosia e Atene.
Ankara, conseguentemente alla nuova delimitazione accordata con Tripoli, avviò una serrata attività di perlustrazione gasiera tra Creta e Cipro, scortata anche da navi militari, generando un forte attrito soprattutto con Atene, alimentato da numerosi e accesi “confronti” tra le diverse marine-guardia costiere.[24] Il gas naturale divenne il nodo centrale non solo della partita energetica ma iniziò ad essere utilizzato come straordinaria leva geopolitica dalla Turchia, spregiudicata nel ricorrere alle esplorazioni e alle trivellazioni marittime come atti di proiezione di potenza, necessari al sabotaggio del progetto del gasdotto EastMed[25]. Indubbio successo tattico di Ankara, caparbia nel difendere la rendita di posizione scaturente dall’essersi frapposta tra Europa occidentale e Levante, interpretando il ruolo di cuneo con il quale ricavare vantaggi e prebende (esemplare la vicenda degli accordi con Bruxelles circa la “gestione” dei flussi migratori). Evitare, mostrando anche i “muscoli” se necessario, ogni tentativo di aggiramento è il mantra ancirano, rivestito di ulteriore rilevanza a seguito della frattura in corso tra Unione Europea e Federazione Russa.
La geografia, la più grande risorsa di Cipro, continua anche a rappresentare la sua maledizione. Coniugata con il “correre” della Storia, ha generato la moltiplicazione degli attori coinvolti e degli scenari operanti sull’Isola di Afrodite, aumentandone il grado di complessità geopolitica.
2.Cipro oggetto del desiderio nella disfida turco-israeliana (con Mosca alla finestra).
L’equilibrio cipriota resta delicatissimo, non solo perché gravato dagli ultimi sessanta anni di storia travagliata e di conflitto dai tratti esistenziali tra le due sue principali componenti etniche, ma perché riflette la visione e l’idea circa il ruolo e la stessa natura che dovrebbe assumere Cipro, sia da un punto di vista endogeno che esogeno.
Al suo interno restano inconciliabili le posizioni circa il futuro istituzionale cipriota[26]. La componente istituzionale greco-cipriota (assieme alla maggioranza della popolazione turco-cipriota nella Rtcn) concorde ai desiderata di Unione Europa e Nazioni Unite, anela e si spende per la composizione di uno Stato unitario ma federale e bi-nazionale, inserito nell’Unione Europa (e possibilmente anche nella Nato)[27].
Di contro la Turchia (e la minoranza della popolazione turco-cipriota sull’isola) mira al raggiungimento di un accordo di pace definitivo con il quale ottenere l’agognato riconoscimento internazionale della Repubblica Turca di Cipro del Nord, la vagheggiata Taksim (separazione) quale strumento per continuare a detenere il controllo su uno Stato fantoccio, estensione de facto del proprio territorio nazionale.
Se queste posizioni possono apparire come la naturale evoluzione di quanto propugnato e difeso (anche manu militari) da Atene e Ankara dal 1960 ad oggi, sono i fattori esogeni a imprimere una decisa accelerazione alle spinte che squassano l’equilibrio cipriota, rendendolo maggiormente precario, in balia delle dinamiche geopolitiche non solamente regionali.
Anche nel caso di Nicosia, l’incrinamento sempre più visibile degli assetti garantiti dalla Pax americana influenza lo status quo, fragile ma comunque duraturo, goduto fino ad oggi. La ristrutturazione della struttura imperiale statunitense coinvolge ovviamente anche Cipro, connettendosi tra il beffardo e l’inquietante, con i numerosi “incendi” che divampano negli ultimi anni nel mondo: il conflitto russo-ucraino, le instabilità caucasiche, l’intero Levante in stato di guerra semi-permanente, la guerra contra omnes di Israele. Cipro rischia di subire duri colpi provenienti dalla maggior parte di queste crisi, senza avere, causa la taglia extra small, buone possibilità di ammortizzarne efficacemente i pericolosi impatti.
La schizofrenia americana alimentata dalla volontà di alleggerire il gravame imperiale senza perdere il primato, incentiva le “medie potenze” a rivendicare la conquista dei gradi superiori nelle gerarchie geopolitiche nei quadranti di riferimento. Nello specifico nell’area mediorientale pesa la profonda crisi iraniana. Approfittare del vuoto geopolitico creatosi a seguito del quasi totale smantellamento dell’Asse della resistenza iraniano, per anni straordinario strumento di proiezione imperiale nelle mani di Teheran, è la parola d’ordine di chiunque voglia candidarsi ad egemone (a bene placito di Washington) dell’area. Con l’Iran impegnato banalmente a sopravvivere, gli attori candidati alla sua successione sono due: Israele e Turchia. Entrambi si sono resi protagonisti di un notevole incremento dell’intensità della loro assertività, tradotto nel progressivo smantellamento degli Stati ed entità-diaframma che si frapponevano tra essi. Gaza e la Siria di Bashar al Assad sono esemplari, Ankara e Israele oramai “confinano” a sud di Damasco[28], guardandosi in cagnesco, probabilmente domani lo faranno anche nella Striscia. Nuova realtà liminale ampiamente evidenziata da media e analisti[29] a cui ne va aggiunta un’altra, di notevole importanza ma forse meno lampante: Cipro[30].
Se la Turchia con l’invasione del 1974 è di fatto parte integrante del territorio cipriota, Tel Aviv attraverso un costante processo di penetrazione economica, politica, securitaria, energetica, sta assumendo sempre più il ruolo di “partner dominante” nei confronti della Cipro grecofona. Processo inserito all’interno di un vero e proprio “asse” Tel Aviv-Nicosia-Atene di profonda matrice antiturca, a cui va sommato l’ampio supporto strumentale di Parigi[31] e Washington. Cipro è un pilastro insostituibile del ponte che Tel Aviv vorrebbe edificare con il continente europeo, sponda Atene.
L’avvicinamento di Cipro a Israele segue un percorso ultradecennale[32]. Principiato da dinamiche sostanzialmente economico-commerciali, in tal senso si annoverano l’Accordo sulla Promozione e la Protezione Reciproca degli Investimenti del 1998 e la già citata delimitazione della Zona economica esclusiva nel 2010[33], successivamente è evoluto, rafforzandosi, in ambito securitario-militare. Negli ultimi quindici anni l’integrazione tra i due apparati militari si è fatta sempre più stringente, dalla firma dei due accordi di cooperazione nella Difesa e nell’intelligence nel 2012[34], all’adozione del Piano d’azione militare congiunto (assieme ad Atene)[35] nel dicembre 2025.
Cipro è ora inserita a tutti gli effetti all’interno dell’arco di sicurezza israeliano, il quale corre dall’Azerbajan agli Emirati Arabi Uniti, passando per Giordania, Golan e Sinai, chiudendosi appunto con Nicosia. Un cordone sanitario attorno Israele che grazie all’isola di Afrodite assume forma completa e definita, garantendo un’adeguata profondità strategica, essenziale date le ridotte dimensioni territoriali di Israele. Cipro riveste un ruolo cruciale nel disegno strategico israeliano ricoprendo una duplice valenza. In primis, per la sua veste di base operativa avanzata, costituisce un anello della catena di difesa e risposta israeliana, incentrata su intelligence e difesa-sorveglianza aerea e missilistica, nonché come connettore energetico capace di rappresentare sia una valvola di sfogo per l’export verso la ricca ma energeticamente povera Europa, che una valvola di emergenza in caso di blocco-sabotaggio delle forniture e degli impianti autoctoni in caso di conflitto. Emerge un complesso scenario di progressiva realizzazione di un’infrastruttura militare, di intelligence ed energetica, integrata tra Cipro ed Israele[36]che anima e allarma molti analisti, soprattutto turchi[37]. La fornitura a Cipro da parte di Tel Aviv del sistema di difesa aerea integrato e stratificato Barak MX[38] è l’ipostasi radar-missilistica di questa scenografia geopolitica.
Cipro in secundis rappresenta una retrovia ineguagliabile. Definita non a caso «back door of Israel»[39], ha già dimostrato la sua utilità in tal senso nella “guerra dei dodici giorni” con Teheran, nel post 7 ottobre 2023 e nella generale crisi socio-politico-istituzionale israeliana. Trasformata in una sorta di rifugio sicuro[40], di “santuario” mediterraneo, ha accolto cittadini israeliani durante i recenti conflitti che hanno coinvolto lo Stato ebraico o semplicemente è divenuta terra di “esilio” per chi in Israele, per la maggior parte appartenente alla componente laica ed askenazita, non tollera il progressivo scivolamento della società e delle istituzioni israeliane verso una dimensione sempre più confessionale, nazionalista e bellicista.
A tal proposito è balzata agli occhi dei cronisti e degli analisti il ruolo ricoperto a Cipro dall’organizzazione religioso-umanitaria ebraica Chabad[41], la quale ha efficacemente assistito e coordinato gli aiuti alle migliaia di israeliani bloccati e/o transitati nell’isola durante le vicissitudini belliche che hanno coinvolto Tel Aviv dal 7 ottobre 2023[42]in poi. Chabad è divenuta la struttura portante della comunità ebraica a Cipro, capace non solo di gestirne i molteplici aspetti basilari della sua esistenza, ma al contempo anche, di allargare progressivamente il proprio raggio d’azione. Attività e dinamismo oggetto di una vera e propria offensiva propagandistica e mediatica principalmente da parte turca[43], ma non solo, poiché frazione della sempre più rumorosa e organizzata narrazione anti-israeliana diffusa a livello globale.
Chabad viene tacciata di costituire un nodo di una più ampia rete israeliana atta a sorvegliare e contenere Ankara, esempio di efficace e pervicace operazione di copertura, mista a soft power e propaganda, ancillare alla penetrazione strategica di Cipro operata da Tel Aviv.
Temibile rete israeliana resa ancora più fitta dall’enorme espansione delle compravendite immobiliari messa in atto da cittadini israeliani[44] negli ultimi anni, propedeutica al relativo aumento della popolazione ebraica a Cipro[45].
Negli ultimi mesi le polemiche divampate attorno a questi temi, alimentate anche dall’opposizione cipriota, hanno spinto le parti in causa ad avanzare accuse, illazioni e suggestioni dai toni decisamente allarmistici[46]. Utilizzando riferimenti espliciti alla postura e alla dottrina strategica israeliana, si è azzardato per Cipro il dispiegamento di un “modello Cisgiordania”[47], secondo il quale, i proprietari di immobili si configurerebbero come coloni, i resort, le gated communites come insediamenti illegali[48], giungendo ad ipotizzare nel territorio sud-cipriota l’instaurazione della prossima e costituenda occupazione territoriale israeliana[49].
Se risulta scontato inquadrare queste schermaglie propagandistiche all’interno della diatriba geopolitica attiva tra le massime potenze regionali dell’area mediterranea e levantina, non si può esser tacciati di compiere un reato di presunzione, se si volesse allargare la prospettiva da un focus meramente regionale ad uno globale. Partendo forse dall’aspetto più banale.
Le basi britanniche di Cipro costituiscono uno dei nodi cruciali dell’infrastruttura imperiale (anglo)americana[50], straordinarie piattaforme logistiche, da decenni dimostrano tutta la loro utilità[51], permettendo a Washington e Londra di esplicare la propria assertività e proiezione di potenza nell’area mediorientale, tramite azioni militari dirette, dallo Yemen[52], all’Iraq (1991 e 2003) alla lotta contro l’Isis. Le basi garantiscono prezioso supporto logistico e piste di decollo per i caccia-bombardieri e gli aerei-cisterna, nonché copertura radar (grazie all’annessa base sui monti Troodos) e signals intelligence attraverso la stazione di ascolto di Agios Nikolaos rettain collaborazione con l’onnipresente Nsa statunitense.
Asterisco: la Repubblica di Cipro non controlla l’uso delle basi, ma ne soffre le conseguenze. L’isola assieme alle basi britanniche è divenuta bersaglio della risposta missilistica iraniana alle operazioni militari israelo-statunitensi “Ruggito del Leone/Furia epica”, principiate il 28 febbraio 2026 contro Teheran, rilanciando e rimembrando prepotentemente alle dimentiche genti europee l’esistenza e il ruolo di questo residuo coloniale nell’estremo Oriente europeo.[53]
Non solo, esse sublimano il ruolo di Cipro quale retrovia strategica per Israele, come più volte esplicitato dagli esponenti politici anglo-americani[54], con ricercato intento deterrente. Un ulteriore linea difensiva “a servizio” di Tel Aviv, particolarmente preziosa perché protetta sia da una ragguardevole distanza geografica dagli avversari mediorientali di Israele (non dalla Turchia…) che richiederebbe per danneggiarla seriamente, l’utilizzo di armi particolarmente sofisticate e sia perché, attaccarla significherebbe il coinvolgimento diretto del Regno Unito (e degli Stati Uniti) il che comporterebbe un livello di scontro esiziale per gli antagonisti dello Stato ebraico.
Allargando ulteriormente lo sguardo si scopre che oltre agli “storici” protagonisti turchi, israeliani e britannici (con annessi aventi causa e successori statunitensi), nella partita cipriota si inseriscono anche altri comprimari piuttosto interessati a considerare Cipro come tassello di uno schema “sovra-mediterraneo”, certificazione dell’intrinseca natura “medioceanica” del Mare nostrum[55].
Le potenze rivali del subcontinente indiano Pakistan e India, decisamente schierate a fianco rispettivamente di Ankara e Tel Aviv, sono anch’esse parte dell’affaire Cipro, ineludibile crocevia degli interessi geopolitici delle potenze.
Scenografica testimonianza di questa asserzione è stata fornita dalla visita di Narendra Modi a Cipro nel giugno del 2025[56], la prima di un primo ministro indiano a Nicosia dal 2002. Risposta puntuale e puntuta allo sgradito appoggio fornito solo il mese precedente da Ankara ad Islamabad nel contrasto dell’operazione militare indiana “Sindoor”[57]. Cipro non solo offre numerosi vantaggi diretti al gigante indiano grazie alla propria specializzazione nel settore fin-tech, alla presenza di un settore navale sviluppato e di un regime fiscale vantaggioso, ma si configura soprattutto come vera e propria porta d’accesso nel Mediterraneo per l’apparato industriale e commerciale indiano, in fortissima espansione e massimamente interessato a penetrare nei mercati europei.[58] L’isola mediterranea rappresenta una tessera perfetta della convergenza di interessi tra Dehli, Tel Aviv e l’Unione Europea, volta alla connessione transcontinentale, esemplarmente rappresentata dal costituendo corridoio Imec[59][60].
Ankara al contrario, pienamente calata nella propria narrazione di potenza protettrice dei paesi islamici vessati dalle potenze ostili e “infedeli”, ha maggiormente rafforzato i già storicamente ottimi uffici con Islamabad[61], rappresentante non solo un mercato di sbocco per le forniture militari[62] ancirane ma una vera e proprio architrave della proiezione strategica turca. In tal senso si prospetta un vero e proprio cambio di passo e di “categoria” geopolitica, con il delinearsi all’orizzonte dell’ipotesi, non certo peregrina, di adesione turca al Patto di mutua difesa (Strategic Mutual Defence Agreement -Smda) siglato il 17 settembre 2025 da Islamabad e Riad. Un’alleanza militare in cui l’ombrello atomico pakistano si coniuga con le enormi risorse economiche saudite. Se Ankara, il secondo esercito della Nato per grandezza nonché titolare di una delle migliori industrie belliche del pianeta, si saldasse a questo inedito sodalizio, si prefigurerebbe un nuovo spazio di interdipendenza geopolitica tra Medio Oriente, Golfo e Asia centro-meridionale. Un “blocco atomico sunnita”, una “Nato islamica”[63] con la potenzialità di fungere da deterrente all’accentuato dinamismo geopolitico che scuote le varie “medie potenze,” rinvigorite e stimolate dal reflusso egemonico statunitense.
Le funzioni difensiva e reputazionale dell’alleanza saudo-pakistana non ne esprimono appieno tutte le potenzialità, poiché essa può divenire componente essenziale del progetto di manutenzione statunitense del suo periclitante impero globale. Il patto ha la capacità di soddisfare quanto ardentemente desiderato e ricercato da Washington in questa fase: la facoltà da parte di alcuni suoi “alleati” di mantenere l’ordine negli scacchieri “caldi” del globo, evitando l’impegno diretto statunitense e scongiurando al tempo stesso, di generare un “vuoto” potenzialmente colmabile dalle altre potenze rivali.
In questo campo Ankara appare sempre più chiaramente come in netto vantaggio su Tel Aviv. La stabilità, la scaltrezza, la capacità di calcolo e di inserimento ancirane nelle varie crisi mondiali, prevalgono nettamente sulla deriva a-strategica israeliana, tradotta in cieca furia bellica e isolamento internazionale. La Turchia è riuscita a distinguersi come massimo gestore delle più rilevanti crisi mondiali odierne. L’intorno geografico di Ankara è l’epicentro delle crisi geopolitiche che compongono l’odierno “nuovo disordine mondiale”, e questo anziché scioccare gli eredi di Ataturk, ha funto da detonatore per scatenare la caccia all’enorme opportunità derivante: elevarsi a vicerè di Washington[64], ruolo in cui oggi Ankara appare senza rivali, capace di declinare sapientemente una postura non antagonista ma coerentemente complementare agli Stati Uniti. Sovrana delle frontiere “calde” dell’impero a stelle e strisce, sub-appaltatore del caos, detiene un crescente potere di revoca della gestione dei quadranti perniciosi ancora nelle mani, su mandato statunitense, di altri attori (leggi Israele). Il Turco preme alle porte di Gerusalemme, perché paziente, sagace e conscio dei rapporti di forza ancora esistenti a livello globale.
Un altro dossier della massima importanza geopolitica che impatta fortemente Cipro è sicuramente il conflitto russo-ucraino non solo per la prossimità geografica, per il conseguente incrocio delle rotte energetiche alternative a quelle russe ( e la relativa pretesa turca di costituire l’hub di riferimento in grado di alimentare l’Europa), ma soprattutto per il peso specifico che la Russia ricopre da diverso tempo a Cipro e la postura assunta dal governo cipriota in risposta all’evento bellico scatenato il 24 febbraio 2022.
La Russia, principalmente per il tramite dei suoi “oligarchi”, ha investito enormi capitali nell’isola cipriota, sfruttando la sistemica opacità finanziaria presente per strutturare operazioni di riciclaggio di denaro di dubbia provenienza e aggiramento delle sanzioni imposte a seguito dell’annessione della Crimea nel 2014. Vere e proprie enclavi russofone si sono costituite sull’isola, prima fra tutte nella città di Limassol, soprannominata per l’appunto “Limassolgrad”, esempio principe della massiccia presenza di cittadini russi a Cipro, i quali secondo gli ultimi dati disponibili si attesterebbero attorno ai 40.000[65], senza contare coloro i quali di origine russa, risiedono a Cipro utilizzando altri passaporti (tra cui lo stesso cipriota, in virtù della passata norma del “passaporto d’oro”[66] e delle altre procedure semplificate di naturalizzazione[67]). Nel balletto delle cifre[68], il valore degli Investimenti diretti esteri (Ide) russi sull’isola, oscilla tra i 176 miliardi di euro dichiarati dalla Banca di Russia nel 2020, a quanto stimato dalla Banca centrale di Cipro, “solo” 97 miliardi di euro[69], una cifra comunque enorme considerando che nel 2022 isola generò un Pil di circa 30 miliardi di euro.[70]Una mole di investimenti, interessi, flussi, che ha subìto un arresto a seguito dello scoppio del conflitto in Ucraina, sebbene sembri che almeno per alcune figure apicali, Cipro continui a fungere da “cassaforte” per i grandi capitali[71]. Il governo cipriota si è allineato senza esitare al complesso sanzionatorio messo in piedi dall’Unione Europea, senza nemmeno assumere delle posizioni più timide, dei distinguo, al modo di Ungheria e Slovacchia. Basti pensare all’adozione della sospensione dei voli commerciali da e per la Russia, un killer per gli altrettanto imponenti flussi turistici dal gigante euroasiatico[72] (con conseguente assist alla nemica Turchia la quale non ha adottato nessuna sanzione nei confronti dei cittadini russi), all’esclusione delle banche russe dal sistema di pagamento Swift, ai sequestri diretti di asset russi[73] nell’isola, alla revoca della cittadinanza a individui di origine russa e bielorussa oggetto di sanzioni,[74] nonché alle misure interdittive che hanno costretto alla “fuga”, per lo meno giuridica, la gran parte dei gruppi societari russi verso destinazioni terze come il Kazakhistan.[75]
Ma non solo, Cipro, anche in virtù del suo status di paese con una porzione del territorio sotto occupazione, si è fermamente schierato al fianco del governo ucraino, ulteriore sigillo dell’ancoraggio al sistema comunitario da parte della Cipro grecofona.
Sostegno rilanciato plasticamente nelle due visite reciproche, avvenute a stretto giro l’una dall’altra, tra i due presidenti, l’ucraino Volodymyr Zelensky e il cipriota Nikos Christodoulides come cornice del subentro di Cipro quale presidente di turno dell’Unione Europea nel primo semestre del 2026[76]. Il presidente cipriota sottolineando l’esperienza condivisa con la «devastazione dell’invasione e dell’occupazione» ha ribadito che «l’Europa è fermamente al fianco dell’Ucraina» e che «l’Ucraina sarà una priorità assoluta della presidenza cipriota».[77]
Non solo cerimonialità e frasi di circostanza, Cipro ha fornito all’Ucraina sostegno finanziario, umanitario e di sicurezza, dall’accoglienza di migliaia di rifugiati ucraini,[78] alla partecipazione al Prioritized Ukraine Requirements List (Purl) e al progetto Safe dell’Unione Europea (ovviamente in proporzione alla propria dimensione).
Nell’incontro di Nicosia, Zelensky oltre a Christodoulides, alle autorità europee, alla presidente moldava Maia Sandu (altro chiaro segnale di ostilità alla Russia) ha incontrato l’arcivescovo Giorgio III, guida della Chiesa ortodossa cipriota.
Dettaglio non banale perché la geopolitica dell’Ortodossia[79] è pienamente inserita nella correlazione tra guerra d’Ucraina e questione cipriota[80]. La Chiesa ortodossa di Cipro, una delle Chiese autocefale più antiche dell’ecumene ortodossa, è profondamente legata all’ideale della “Romiosyni” (Ρωμιοσύνη), narrazione che esalta la continuità ideale, storica e spirituale dell’identità greca contemporanea con l’impero romano d’Oriente, incarnata dalla città-mito di Costantinopoli. La storica capitale imperiale, ancora oggi sede del Patriarcato ecumenico, forma con Nicosia e Atene, un asse “ellenistico-ortodosso”, polo reputazionale e d’autorità alternativo a quello moscovita. Alterità competitiva assurta a frattura nelle pianure ucraine, causa avallo (in disaccordo con la maggioranza delle Chiese ortodosse) da parte del blocco ellenistico all’autocefalia ucraina, linea rosso fuoco invalicabile per Mosca. Posizione su cui resta salda la Chiesa cipriota, circostanza testimoniata dalla stessa elezione di Giorgio III[81], in assoluta continuità con la postura indicata dal predecessore Chrysostomos II.
L’arcivescovo in carica ha fin da subito incentrato il suo mandato ad una maggiore centralizzazione dell’autorità ecclesiastica minata negli ultimi anni da aspre divisioni esacerbate dall’autocefalia ucraina, vulnus esiziale della oramai strutturale rivalità per la rivendicazione del primato all’interno dell’universo ortodosso: da un lato il retaggio storico-spirituale delle Chiese di matrice ellenistica, dall’altro il peso geopolitico-demografico del Patriarcato moscovita, il quale esercita ancora un certo fascino anche all’interno del clero cipriota.[82]
Se quanto descritto si annovera nella contingenza scaturita dallo scenario post 24 febbraio 2022, la futura struttura della relazione tra Mosca e Cipro dipenderà fortemente dagli esiti del conflitto ucraino e dal raggiungimento degli obiettivi prefissati dai russi, tra cui: la legittimazione delle conquiste territoriali nella Novoróssija, la “neutralità” ucraina tramite l’allontanamento delle truppe e degli asset Nato dal territorio di Kiev, il disinnesco delle sanzioni con annesso reintegro di Mosca nei circuiti finanziari e commerciali occidentali. In caso contrario si potrebbe delineare uno scenario (fanta)geopolitico alternativo, in risposta agli insuccessi maturati nello scontro con la “piccola Russia”. Una Mosca insoddisfatta, delusa e rabbiosa, resa ancor più cinica dall’umiliazione subita, potrebbe puntare, giocando sulla rottura totale con l’Europa, alla Turchia, avallando il riconoscimento della Repubblica turca di Cipro Nord.
Primariamente per usarlo come merce di scambio per un riconoscimento reciproco con Ankara dei territori conquistati in Ucraina, negletti dal (sempre più impalpabile) diritto internazionale[83].
L’entità turco-cipriota potrebbe divenire un nuovo e importante nodo dell’intricata trama di triangolazioni, ricamata da Mosca per sopravvivere alla “guerra economica” scatenatagli dall’ Occidente collettivo. Tra Famagosta e Kyrenia, i russi potrebbero trasferire e impiantare società, fondi, asset la cui attività risulterebbe necessaria per far rifiatare la cianotica economia nazionale, strangolata dal complesso sanzionatorio, dal calo delle esportazioni di idrocarburi e dall’ipertrofia del deficit necessaria a sostenere l’imponente macchina bellica. Ma non solo il vil denaro muoverebbe Mosca, i porti turco-ciprioti potrebbero fornire supporto e logistica alla Marina russa, in cerca di nuovi approdi a seguito del depotenziamento della sua presenza in Siria[84] e della perdurante incertezza circa l’edificazione di nuove basi in Libia e Sudan. Un accordo replica di quello vigente dal 2015 al 2022 con la controparte greco-cipriota[85], sospeso da Nicosia in ottemperanza alle sanzioni contro Mosca.
Inoltre, argomento sempre visto con estremo piacere da Mosca, la Rtcn potrebbe essere destinazione privilegiata per l’export di materiale bellico russo[86], soprattutto in merito a difese aeree e missilistiche, potenzialmente utilizzabili da Ankara sotto false flag, onde evitare frizioni diplomatiche all’interno della Nato, già verificatesi, bypassando i caveat imposti alla fornitura di asset americani.[87]
Un potenziamento delle capacità di difesa molto utile contro l’assertività israeliana, massima agnizione di Ankara del fallimento di una qualsivoglia ricomposizione della stabilità mediterranea, prodromo purtroppo, di un funesto accrescimento delle tensioni, tali da rendere sempre meno improbabile un conflitto.
3. Le fragilità endogene attraversano l’isola da nord a sud.
La complessità geopolitica in cui si trova immersa l’isola di Afrodite, inevitabilmente ne condiziona l’assetto interno, segnato da evidenti (e comprensibili) fragilità.
L’esercizio della sovranità, di per sé già frammentato, è funestato da ulteriori criticità. L’isola è terreno di scontro tra intelligence avversarie, se la presenza iraniana è oramai acclarata e contrastata[88], preoccupano alcuni recenti “segnali” provenienti dal campo russo, protagonista ad inizio 2026 di due episodi inquietanti: il suicidio (?) di un diplomatico avvenuto negli uffici dell’ambasciata russa a Nicosia[89] e la scomparsa del famoso imprenditore, ex Ceo del leader mondiale dei fertilizzanti Uralkali, Vladislav Baumgartner[90].
L’ambito alquanto “liquido” della sovranità cipriota, si riverbera anche nel funzionamento dello stato di diritto e delle garanzie ad esso connesse. Negli ultimi mesi si è nuovamente infiammata la querelle attorno l’utilizzo senza permesso delle proprietà dei cittadini greco-ciprioti nei territori sotto occupazione turca nella parte settentrionale dell’isola. Questione annosa, largamente affrontata dal punto di vista del diritto internazionale[91], dopo esser rimasta sopita per decenni, è riesplosa negli ultimi mesi a causa dell’intervento muscolare della magistratura cipriota, molto solerte nell’ iniziare a comminare pene detentive ad individui, per lo più cittadini stranieri, rei di aver promosso la vendita di terreni su cui sono stati sviluppati complessi immobiliari, appartenenti originariamente a cittadini greco-ciprioti e de facto espropriati dalle autorità nord cipriote. Aldilà dell’aspetto meramente giuridico, la stessa magistratura cipriota ha voluto sottolineare l’aspetto politico della vicenda, evidenziando la «necessità che i tribunali si pongano come aiuto allo Stato affinché possa porre fine all’usurpazione delle proprietà greco-cipriote nei territori occupati», aggiungendo che le pene inflitte hanno natura deterrente volta a fermare il fenomeno dell’usurpazione delle proprietà degli sfollati, «fenomeno che ha assunto proporzioni preoccupanti negli ultimi anni».[92] Nel novero di queste vicende giudiziarie, spicca il caso dell’imprenditore immobiliare turco-israeliano (con cittadinanza anche nord-cipriota) Shimon Aykut, patron dell’Afik Group, principale società immobiliare di Cipro Nord, proprietario di migliaia di unità turistiche e numerosi mega-complessi immobiliari sull’isola. Arrestato nel giugno 2024 al suo ingresso nella Repubblica di Cipro, è da allora detenuto con l’accusa di associazione a delinquere, frode immobiliare, appropriazione indebita, riciclaggio, per un valore di cinquanta milioni di euro. È incriminato da oltre 100 testimoni, cittadini greco-ciprioti i cui terreni, nel nord dell’isola occupato dal 1974, sono stati usati senza il loro consenso per lucrosi progetti immobiliari[93]. La difesa di Aykut taccia Nicosia di formulare accuse pretestuose volte a scoraggiare gli investitori internazionali, allo scopo di danneggiare l’economia di Cipro Nord. Il caso Aykut segnala l’importanza della vicenda della tutela delle proprietà degli sfollati greco-ciprioti per il governo e gli apparati del Sud. Nel caso specifico i greco-ciprioti “tirano dritto” nonostante la famiglia e il gruppo societario del ricco e influente immobiliarista turco-israeliano abbiano non solo fatto ricorso presso la Corte europea dei diritti umani di Strasburgo, accusando il governo cipriota di gravi violazioni umanitarie, ma hanno anche intentato causa direttamente alla Repubblica di Cipro sulla base dell’accordo bilaterale di investimento del 1998 tra Cipro e Israele. Il gruppo Afik pretende risarcimenti per centinaia di milioni di euro per le mancate vendite, la svalutazione degli immobili e i danni alla reputazione, oltre che per la prolungata detenzione di Aykut ritenuta illegale. Il gruppo Afik tenta così di legittimare gli investimenti immobiliari a Cipro Nord. Il legale di Aykut, Ron Berkman, l’ha definita una “causa storica” che potrebbe consentire a migliaia di investitori di richiedere risarcimenti miliardari alla Repubblica di Cipro per le proprietà e gli investimenti eventualmente compromessi a Cipro Nord[94].
La Repubblica di Cipro applica la propria giurisdizione penale sulle attività dei territori settentrionali occupati come mezzo per esercitare pressioni politiche nella sua controversia con la Turchia, utilizzando le sue corti di giustizia per rivendicare la propria sovranità su tutta l’isola, supplendo all’inefficacia professata nella fattualità politico-istituzionale[95].
Se dall’ingombrante “vicino” promanano le cause preminenti della fragilità cipriota, ulteriori fattori prettamente endogeni sono altrettanto essenziali.
Tra questi si staglia la corruzione. Già emersa prepotentemente con il citato programma dei “passaporti d’oro”[96], con il quale il 50 % di essi venne concesso abusando delle regole, manifestò tutta la sua nocività, producendo la debole vigilanza sull’ipertrofico sistema bancario e finanziario cipriota, alimentato dal riciclaggio di denaro estero, concausa del crollo del 2012.[97] La corruttela è recentemente tornata a minare la stabilità dell’isola. L’ufficio del presidente Nikos Christodoulides è stato coinvolto in uno scandalo che sta travolgendo la classe dirigente del paese ed ha già portato alle dimissioni del capo dello staff presidenziale Charalambos Charalambous e addirittura della First Lady Philippa Karsera, direttrice di un ente di supporto sociale, chiamato Independent Social Support Fund, dedicato agli studenti ciprioti in difficoltà socio-economiche[98]. L’ente già attenzionato dal novembre 2025 per merito di un dossier presentato dall’Ufficio di revisione contabile cipriota in cui si paventava l’esistenza di una opaca relazione tra donatori e trattamenti preferenziali ricevuti dal governo[99], avrebbe ricevuto da diverse società e individui facoltosi, secondo le indiscrezioni dedotte da un video pubblicato da una giornalista dall’identità non confermata, laute donazioni in cambio di benefici politici. I soldi sarebbero stati destinati alla campagna elettorale del 2023, vinta da Christodoulides[100]. Il denaro, consegnato in contanti, avrebbe aggirato il tetto massimo di finanziamenti da un milione di euro sancito dalla legge cipriota. La tempistica e le modalità dello scandalo (esploso a pochi giorni dall’inizio del turno di presidenza europea in capo a Cipro), hanno alimentato forti sospetti, addirittura anche da parte dell’opposizione cipriota[101], dell’allestimento di una operazione di “guerra ibrida” turca o russa[102], volta alla destabilizzazione della politica cipriota e dei suoi rapporti con Bruxelles, ulteriore episodio che testimonia le costanti pressioni esterne esercitate sulla sovranità dell’isola di Afrodite.
Se Atene piange Sparta non ride. La Repubblica Turca di Cipro Nord vive una realtà politica, sociale ed economica molto complessa. Pur avendo la coscienza collettiva forgiata dalla necessità di garantire ai propri membri l’incolumità fisica dalle prevaricazioni della componente greca, nel ricordo ancora molto sentito delle violenze intercomunitarie successive all’indipendenza cipriota del 1960, il prezzo pagato per l’acquisita garanzia securitaria, la totale subordinazione ad Ankara, risulta sempre meno conveniente per i turco-ciprioti[103].
Lo spettro del totale “scioglimento” nella maggioritaria componente greca si è tramutato nel fantasma della Taksim, non intesa più come un separatismo garanzia della preservazione del carattere etnico-culturale della propria piccola patria (yavru vatan), ma come fagocitazione della madrepatria (ana vatan) anatolica.
La Rtcn è priva di una base industriale e di risorse apprezzabili, la sua economia è sostanzialmente inter-dipendente con quella turca subendone di riflesso anche le esternalità negative, quali inflazione e svalutazione monetaria. La sicurezza è inevitabilmente e integralmente delegata de facto alla presenza delle truppe turche e all’ombrello aereo-navale e missilistico ancirano. Infine l’isolamento internazionale pressoché totale,[104] intensifica la percezione di costituire un mero ostaggio nelle mani dei “fratelli anatolici”.
Il pesante fardello del vincolo esterno non può non esercitare una asfissiante pressione sull’ assetto sociale nord-cipriota. Il tradizionale assetto laico e pluralista turco-cipriota non si coniuga con la recente evoluzione socio-ideologica della madrepatria turca, Ankara non sembra tollerare l’eccezionalismo politico-culturale isolano. Il governo turco da decenni implementa delle politiche volte alla cancellazione dell’identità cipriota, con un esplicito intento assimilatorio, probabilmente in vista dell’agognata annessione. Assimilazione indotta in primis dal forte afflusso di coloni anatolici nell’isola mediterranea, spinti da forti incentivi e agevolati dalla legge sulla cittadinanza turco-cipriota alquanto permissiva[105].
Una vera e propria operazione di ingegneria demografica che sarebbe confermata anche dal rifiuto da parte delle autorità della Rtcn di indire un nuovo censimento ufficiale della popolazione, dopo l’ultimo risalente al 2011[106]. Analizzando i trend demografici evidenti nei censimenti indetti nel passato (1996, 2006, 2011) si comprende come il marcato e il costante aumento della popolazione nord-cipriota, in corso dagli anni Novanta ad oggi, è guidato non dalla crescita dei turco-ciprioti, i quali invece sono in costante diminuzione, ma dall’aumento esplosivo degli individui di nazionalità turca o di paesi terzi[107]. Le controverse stime sulla popolazione attuale, indicano una sostanziale parità tra i turco ciprioti e gli allogeni o addirittura lo spettro, per gli autoctoni, di costituire (nuovamente, vanificando il senso dell’indipendenza) una minoranza.[108]
La demografia è il fattore macroscopico del processo assimilatorio ancirano, ma non l’unico.
Ankara progressivamente e pesantemente penetra nel tessuto socio-culturale nord-cipriota, cercando di alterarne le caratteristiche. La comunità turca autoctona, fortemente laica, sta subendo la pressione islamizzatrice ancirana ravvisabile attraverso il già rodato schema[109] composto dall’ edificazione di numerose moschee, dalla promozione di corsi di Corano e dall’intervento sulla pedagogia locale con l’introduzione di riferimenti diretti all’Islam nei testi scolastici.
Aspetto immancabile in un processo di cancellazione identitaria è quello linguistico. Il dialetto turco-cipriota (Gibrizlija), frutto dello straordinario e secolare coacervo di identità che hanno plasmato l’isola, è fortemente osteggiato dalle autorità ancirane, giunte a proibirlo nell’insegnamento, nei media e nella pubblica amministrazione, sostituendolo con la lingua turca standard.[110]
La Rtcn sospesa tra l’incudine della (passata) prevaricazione greca e il martello (attuale) dell’assimilazione anatolica, ha recentemente inviato un segnale ad Ankara, telegrafica manifestazione di disagio e desiderio di discontinuità. Questo è il significato da attribuire all’elezione alla carica di presidente turco-cipriota di Tufan Erhürman nell’ottobre 2025[111]. Già primo ministro nel 2018-2019 e candidato presidente perdente nel 2020, è un esponente di spicco dell’opposizione di centro-sinistra favorevole all’ipotesi federale con il Sud. La sconfitta del presidente in carica Ersin Tatar, fortemente schierato per la soluzione “a due Stati” (allineata alla posizione di Erdogan)[112], oltre a segnalare per l’ennesima volta, il consenso maggioritario da parte della popolazione turco-cipriota alla soluzione federale bi-comunitaria, è la rappresentazione elettoralistica del malessere della popolazione turcofona. Frustrata dal perdurante isolamento internazionale, nell’epoca del decantato e onirico “Mondo piatto”[113], stanca di subire la pressione psicologica del ricoprire il non certamente piacevole ruolo di “fortezza turca” nel Mediterraneo, aspira ad una normalizzazione della propria esistenza, anche cedendo parzialmente alle dolci sirene del post-storicismo di marca occidentalistica. Il Pil pro capite, l’Unione Europea, la qualità della vita, come “benchmark”, in opposizione alla caratura imperiale anatolica. Ovviamente senza uscire troppo dalla realtà. Lo stesso Erhürman ha più volte dichiarato che tutte le decisioni in materia di politica estera saranno prese in stretto accordo con Ankara e la stessa popolazione riconosce come indispensabile il “protettorato “ancirano.
Piuttosto i nord-ciprioti ambiscono a segnalare la necessità di strappare una maggiore autonomia da Ankara, senza nessuna messa in discussione del patronato, ma rivendicando un maggiore dinamismo capace di rompere l’immobilismo, lo stallo, troppo schiacciato sulle posizioni del dominus anatolico[114]. Uscire dall’inamovibilità per approdare nei margini della negoziabilità, aprirsi a ulteriori interlocutori per potersi immaginare non solo come mero oggetto, passivo, della strategia mediterranea turca, costretto oltretutto a subirne tutte le ricadute. Cipro Nord ha chiaramente comunicato che ciò che per decenni ha rappresentato la sicurezza, è divenuto nel tempo accrescimento di vulnerabilità, sentendosi di conseguenza in diritto di puntare all’abbassamento della conflittualità con il suo intorno geopolitico, sperando di uscire dalla linea di tiro delle potenze in competizione.
La reazione pacata del governo Erdogan sembrerebbe certificare per Ankara lo scorgimento di un vantaggio in favore della “grande strategia” turca. Una Rtcn maggiormente sganciata da Ankara, potrebbe divenire un duttile schermo diplomatico, da utilizzare spregiudicatamente sui tavoli negoziali[115], ove sono innumerevoli i dossier ove la Turchia gioca un ruolo da protagonista.
Un controllo da remoto genererebbe vantaggi per entrambe le parti in causa, propedeutici a fornire degli strumenti utili anche ai soggetti terzi, nel tentativo prevalente di provare a mantenere la tensione sotto i livelli di guardia e successivamente chissà, risolvere il rompicapo cipriota.
- Conclusioni, tra il pericolo di escalation e la speranza di una ricomposizione mediterranea.
L’isola di Afrodite possiede la peculiarità di riassumere, nonostante la taglia ridotta, le caratteristiche di alcune delle maggiori crisi geopolitiche della nostra epoca. Combina alcuni fattori propri dello scontro in Ucraina[116], dell’infuocato mosaico balcanico[117] nonché del conflitto israelo-palestinese[118], subendone tutte le deleterie criticità.
La lesione che infierisce maggiormente sull’isola del Mediterraneo orientale è certamente lo stallo del processo di unificazione. Molteplici sono gli elementi che lo determinano e che rendono estremamente difficile il disincaglio. Come fare a superare l’atavica angoscia che attanaglia la comunità turco-cipriota? È concretamente possibile edificare uno Stato federale in cui le due comunità possano godere ed esercitare diritti paritari, ove subalternità e prevaricazione non facciano naufragare la convivenza pacifica inter-comunitaria? La convivenza è resa ancor più difficile dalla necessità di garantire un’equa suddivisione delle rendite energetiche ricavabili dai giacimenti a largo di Cipro. Un elemento relativamente recente nella storia cipriota ma che contribuisce ad elevare il grado di complessità dell’architettura socio-economica dell’isola. Sull’orizzonte federale bi-comunitario pesa enormemente il fallimento della fase unitaria (1960-1974), esperienza ancora vivissima (in termini negativi) nella psiche collettiva delle due comunità. Ad esso si legano ulteriori problematiche connesse. Il tema del diritto al ritorno alle proprietà dei profughi, sia turchi che greci, o nell’impossibilità concreta che ciò avvenga, il versamento di congrui risarcimenti. Si prospetta una sfida giuridico-economica dal peso difficilmente sopportabile per le esili spalle cipriote, nel concreto, irrealizzabile senza un complesso (e ben finanziato) piano internazionale a supporto.
Inoltre, come obliterare la spada di Damocle che pende sulle sorti cipriote? Il ragguardevole contingente turco, quandanche si raggiungesse una “dolce” pacificazione tra le due comunità e l’agognata intesa sulla riunificazione, sarà disposto a fare le valigie e tornare sull’acrocoro anatolico? Sarebbe un compromesso accettabile una sua riduzione ad un’aliquota (più o meno) simbolica?
Ankara potrebbe accettare una riunificazione dell’isola con annesso ingresso nella Nato, affinché il Patto atlantico funga da lasciapassare per la permanenza delle proprie truppe? L’isola di fatto è già un avamposto Nato (causa basi britanniche), perché non integrare la proiezione turca sull’isola nell’infrastruttura atlantica, volgendola finalmente in vettore di pace e stabilità?
Da segnalare che le truppe turche rappresentano la componente armata (e certamente rilevante) della ben più ampia presenza anatolica sull’isola. Circa una metà della popolazione nel nord è costituita da coloni spediti dalla madrepatria e dai loro discendenti. Ad oggi privi della cittadinanza secondo la Repubblica di Cipro. Quale status riservarli in un’ipotetica riunificazione?
Altro aspetto di non poco conto, l’isola cipriota potrebbe essere affetta dalla “Sindrome di Berlino”.
L’unificazione comporterebbe elevatissimi costi economici necessari al raggiungimento di un certo grado di omogeneità tra le due parti dell’isola, caratterizzate da livelli di sviluppo economico asimmetrici. Il sud, decisamente più ricco, ha già manifestato nel referendum del 2004 il proprio disappunto a sobbarcarsi il gravame del nord meno sviluppato.[119]
La Repubblica di Cipro nel fare i conti con la realtà, onde bypassare le oggettive criticità caratterizzanti la propria esistenza, ha deciso di aggrapparsi all’opzione del vincolo esterno, inteso come moltiplicatore di forze e risorse, scudo (e spada?) utile nel furore della pugna geopolitica contemporanea.
Vincolo declinato in due modalità, una “morbida”, l’altro “dura”. La prima, l’europea-comunitaria, incarnazione di una “Enosis silente”, favorisce l’integrazione furtiva con Atene per il mezzo di Bruxelles. Sviluppato soprattutto in ambito economico-commerciale, questo vincolo ha in verità garantito delle ottime performance in termini di miglioramento della qualità della vita e degli standard economici. L’isola è divenuta un ulteriore puntello dell’architettura reggitrice dell’elusione fiscale e del riciclaggio di denaro all’interno dell’ipocrita sistema comunitario (vedi Lussemburgo, Irlanda, Malta, senza contare gli “associati” Liechtenstein, Monaco e Andorra), ufficialmente integerrimo, ma nella sostanza più che propenso a tollerare i lati oscuri del capitalismo finanziario. L’Unione ha inoltre intravisto in Cipro un importante “asset” nella realizzazione di infrastrutture energetiche alternative al duopolio russo-turco dei gasdotti/oleodotti. Non solo il già citato Eastmed ma anche il più recente e avveniristico[120] Euro Asia Electricity Interconnector, nei progetti di Bruxelles, un cavo elettrico sottomarino che collegherà Cipro, Israele e la Grecia, alimentato dalle energie rinnovabili israelo-cipriote. Entrambi i progetti risultano ad oggi congelati a causa delle tensioni geopolitiche con la Turchia, ma l’Unione e Cipro continuano a considerare questi progetti come fondamentali per il rafforzamento delle rispettive sovranità energetiche, a tal fine restano tra i punti sottolineati di rosso nel dossier diplomatico condiviso con Ankara.
L’ancoraggio europeo di Cipro giova ad entrambi gli attori. Bruxelles, data la rilevanza geo-strategica dell’isola nelle dinamiche di stabilizzazione del Mediterraneo orientale ha soprasseduto, nel processo di integrazione comunitaria, alla circostanza che Cipro risulti l’unico Stato dell’Unione con una parte del territorio sotto occupazione straniera; Cipro ha inteso l’ulteriore limitazione della propria sovranità come un moltiplicatore di forza e stabilità, vitali in un contesto regionale instabile. Proporsi a Bruxelles come piattaforma logistica per poter rompere il proprio isolamento energetico ed infrastrutturale è l’equazione immaginata da Nicosia, a cui si aggiunge una (ipotetica) maggiore tutela e collaborazione in ambito securitario, se non attraverso un improbabile “ombrello europeo” per lo meno grazie ad accordi con singoli Stati dell’Unione, come nel caso francese.[121]
L’Unione Europea riveste per Cipro, l’importante ruolo di cuneo sul quale appoggiarsi per incidere in maniera conclusiva sul processo di unificazione dell’isola, obiettivo ufficiale delle politiche comunitarie, in accordo con quanto già riconosciuto de jure. Ragione che spinge tutti i governi ciprioti a professare uno spiccato europeismo.
I buoni propositi così come i piani ben congegnati spesso si scontrato con la realtà geopolitica. La “questione cipriota” non è nella disponibilità totale dell’Unione Europea, la Turchia resta arbiter della partita, con buona pace di chi spesso è relegato in tribuna.
Potenza regionale di portata globale, Ankara ha posto ipoteca sull’isola di Afrodite e non ha nessuna intenzione di estinguerla. L’Unione ha poche o nessuna leva di influenza su Ankara. Tramontata da tempo la finestra temporale in cui i turchi bramavano entrare nella “famiglia europea”, gli eredi degli ottomani, si sono rivelati capacissimi nel rendersi indispensabili nella gestione dei nervi scoperti di Bruxelles, dall’immigrazione ai flussi energetici[122]. Senza il placet di Ankara non ha senso parlare di riunificazione e se si lancia uno sguardo di lungo periodo, valutando la crescita esponenziale dell’assertività turca, Nicosia non può dormire sonni tranquilli. E se l’unica unificazione possibile fosse quella sotto la mezzaluna ancirana? Con una popolazione turco-cipriota in declino, il “gendarme” americano furente e distratto, impegnato a smantellare la sua stessa “pax”, l’imbelle Europa priva in maniera strutturale di un qualsivoglia spessore geopolitico, non è irrealistico immaginare nel futuro un’azzardata prova di forza turca.
E qui entra il gioco il vincolo esterno “duro”. Cipro ha stretto rapporti sempre più profondi con Israele, nei più disparati settori, elevando ovviamente la Difesa a fattore determinante.
Scelta tatticamente scaltra, Tel Aviv ha capacità indiscutibili nell’ambito securitario, ma discutibile dal punto di vista strategico, perché probabilmente foriera di ulteriore instabilità.
“Consegnandosi” a Tel Aviv, Cipro rischia di incappare nella perversa eterogenesi dei fini: una mossa atta al rafforzamento della propria sicurezza potrebbe tramutarsi in realtà nell’insidioso scivolamento nel vortice geopolitico che avvolge Israele, dal quale sarebbe molto difficile tirarsene fuori. L’integrazione energetico-securitaria in atto tra Nicosia e Tel Aviv giungerà presto alla sua maturità, dopo di che diverrà un processo difficilmente reversibile.
Se teoricamente un “asse” con Tel Aviv può di per sé apparire una scelta nella quale i presupposti razionali si confrontano con dei fattori di rischio, (Israele è storicamente un attore protagonista di conflitti regionali permanenti)[123], l’attuale momento vissuto e promosso dallo Stato ebraico indurrebbe a classificare come decisamente “avventata” la scelta cipriota.
Israele sembra preda di una deriva a-strategica finalizzata alla conduzione di un ciclo di guerre senza fine (in entrambe le accezioni) costitutivo di un clima e di una realtà di profonda incertezza e insicurezza nell’area mediorientale e levantina.
Legandosi alla precarietà israeliana, Cipro, in considerazione anche della sua ridotta taglia, potrà parlare ancora di neutralità? Il rischio di divenire il “bersaglio perfetto” è elevatissimo. Il conflitto in corso con la Repubblica Islamica lo testimonia eccellentemente*. Dal fungere da avamposto/retrovia a divenire bersaglio il passo è breve, la posizione, il ruolo e il valore dell’isola, la rendono un perfetto obiettivo pagante per le parti in conflitto. Inoltre in una dimensione conflittuale (soprattutto a livello asimmetrico) le retrovie/avamposti sono obiettivi privilegiati, non solo per minare logistica ed intelligence avversarie ma perché ottemperano al loro ruolo di “cuscinetto” tra parti in causa.
Un vincolo esterno azzardato che rischia di far risultare decisamente negativo il bilancio dell’analisi costi-benefici. La colonna della voce “rischio” è vergata in grassetto: un fazzoletto di terra (e mare) gremito di attori geopolitici con la mano sul grilletto non ostacola le escalation, le fomenta. In questo contesto l’eterogeneità è sinonimo di confusione, tensione e scarsa prevedibilità, nemesi di ogni stabilità e sicurezza.
Sommare Israele nella sequenza del “problema Cipro” rischia di ridurre fuori sesto la geometria geopolitica dell’isola di Afrodite, scenario foriero di ulteriori smottamenti e crepe del vacillante equilibrio del Mar Mediterraneo.
La manutenzione e la ricomposizione della faglia cipriota è materia obbligatoria per scongiurare il prossimo (ennesimo) incendio bellico.
Sfida a cui dovrebbe senza indugi prendere parte l’Italia, nell’interesse proprio e in quello generale. L’Italia non può continuare a nascondere la testa sotto la sabbia mentre il suo ecosistema geopolitico va in fiamme o rischia di cadere preda di attori rivali. Roma deve incidere per mezzo delle sue indubbie qualità diplomatiche e mediatrici nelle dispute del Mediterraneo orientale. Non possiamo permetterci la strozzatura dei flussi energetici e commerciali (la guerra in corso contro Teheran è un enorme memento in presa diretta) né il perdurare della limitazione della nostra sovranità marittima (e non solo). Il dialogo, anche serrato e risoluto con il Turco va avviato quanto prima. In un’ottica non certamente conflittuale, non si addice assolutamente al nostro “stato di fatto”, ma negoziale, collaborativa-competitiva, recuperando anche un proficuo coordinamento con le nostre “sorelle latine” Francia e Spagna.[124] Il reflusso egemonico statunitense, è in prospettiva, uno scenario concreto, il candidato in vantaggio (perché l’unico…) alla reggenza del vuoto/caos derivante nel Mare Nostrum è Ankara. A noi scegliere se soccombere, sperando nella clemenza o nella buona sorte, accoccolati nel sonno della fuga dalla Storia, oppure ritornare al Reale e instaurare un rapporto, se non alla pari, perlomeno congruo e prodromico all’ottenimento di vitali margini di manovra. Non abbiamo solo le capacità diplomatiche dalla nostra ma anche non poche eccellenze (tra cui la nostra Marina e settori manufatturieri “strategici”) da spendere nel confronto con Ankara e gli altri attori parte della disfida mediterranea.
L’impegno italiano al disinnesco della questione cipriota potrebbe costituire un appiglio, per nulla fumoso, al delineamento di una novella pax mediterranea, garanzia di stabilità e prosperità per la nostra Penisola.
[1] La superficie di Cipro è pari a 9250 km², quella della Sicilia a 27511 km².
[2] La dichiarazione di indipendenza della Rtcn, è stata dichiarata “non valida dal punto di vista giuridico” dalle risoluzioni 541 (1983) e 550 (1984) del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite.
[3] Il nome deriva dalla linea tracciata, in matita verde, sulla mappa di Nicosia, nel 1964 dal generale Peter Young, comandante delle forze britanniche sull’isola allo scopo di separare i quartieri greci e turchi della capitale, dopo i gravi scontri che scoppiarono quell’anno tra le due comunità. Ciò che fu immaginato per la sola città di Nicosia si estese successivamente lungo tutta la superficie di Cipro.
[4] La missione onusiana Unficyp ( United Nations Peacekeeping Force in Cyprus – Forza delle Nazioni Unite per il mantenimento della pace a Cipro)attiva fin dal 1964 al fine di fermare gli scontri interetnici nell’isola, è la missione delle Nazioni Unite di più lunga durata.
[5] Corrispondente a circa il 3,8 % dell’isola.
[6] G. VAZZANA, L’ultimo muro d’Europa, Paesi edizioni, 2020.
[7] Gli altri tre comuni sono Athienou, Troulloi e Deneia. La Linea Verde è oggetto di costanti “scaramucce” tra le parti avverse, scontri a bassa intensità che coinvolgono ovviamente anche il personale onusiano interposto, il quale ha pagato il proprio impegno dal 1964 ad oggi con 187 caduti; in UNFICYP honours women and men who serve in Cyprus on International Day of UN Peacekeepers, www.peacekeeping.un.org, 29 maggio 2025; S. DE LA FELD, Si riaccende la “questione Cipro”: Turco-ciprioti attaccano le forze di pace Onu nella zona cuscinetto. Condanna dell’Ue, Eunews, 18 agosto 2023.
[8] Occupando in totale 254 km, rappresentano circa il 2,7 % dell’isola.
[9] Nel 2021 l’allora Alto rappresentante dell’Unione europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza, nonché vicepresidente della Commissione, Josep Borrell ebbe a dichiarare: «I turco-ciprioti sono cittadini dell’Ue e l’Ue è sempre stata chiara su questo punto: l’appartenenza di Cipro all’Ue è a beneficio di tutti i ciprioti. Gli aiuti diretti dell’Ue rispecchiano questa realtà: dal 2006 l’UE ha speso 600 milioni di Euro in aiuti alla comunità turco-cipriota; sono 1600 i giovani turco-ciprioti che hanno beneficiato di borse di studio per studiare nell’Ue; l’Ue ha contribuito a negoziare la connettività della rete Gsm tra le due comunità cipriote; fondi dell’Ue sono stati utilizzati per restaurare il patrimonio culturale della comunità turco-cipriota, per citare solo alcuni esempi»; in Pace a Cipro: è ora di rimettersi al lavoro, Servizio europeo per l’azione esterna, 8 marzo 2021.
[10] L. NOTO, Cipro resta il perno delle ambizioni di Grecia e Turchia, Limesonline, 30 luglio 2024.
[11] I territori ceduti alla Turchia furono la Tracia orientale, le isole di Imbros e Tenedos, la Ionia (regione attorno a Smirne).
[12] La Convenzione di Cipro del 4 giugno 1878 fu un accordo segreto raggiunto tra Regno Unito e impero ottomano volto alla concessione del controllo amministrativo britannico di Cipro in cambio del sostegno di Londra agli ottomani durante il Congresso di Berlino, necessario a mitigare gli esiti negativi della Pace di Santo Stefano frutto della vittoria russa sulla Sublime Porta. Allineamento tattico in funzione antirussa, ideato per contenere l’espansionismo russo nel Mediterraneo a scapito non solo della sicurezza ottomana ma anche dell’egemonia britannica.
[13] L’ordinamento costituzionale “ottriato” previsto per la Cipro indipendente fu improntato su base etnica nel tentativo di creare un equilibrio tra le due comunità evitando che una di esse o entrambe, si sentissero discriminate. L’ Esecutivo era condiviso, il presidente (greco-cipriota) e il vicepresidente (turco-cipriota) erano eletti separatamente dalle rispettive comunità per cinque anni. Il vicepresidente turco-cipriota deteneva un diritto di veto nei settori difesa, sicurezza interna e politica estera. La Camera dei rappresentanti e la funzione pubblica erano anch’esse ripartite su base etnica (70% ai greco-ciprioti, 30% ai turco-ciprioti). La Costituzione prevedeva la medesima quota del 70% di greco-ciprioti e del 30% di turco-ciprioti nel servizio civile, nella polizia e nella gendarmeria. Circa l’esercito, la composizione prevista era del 60% di greco-ciprioti e del 40% di turco-ciprioti. La Corte suprema costituzionale era composta da un giudice greco, uno turco e un presidente neutrale. Pur non prevedendo una divisione territoriale in zone separate, si idearono delle Comunità comunali (greca e turca) distinte con competenze su affari religiosi, educativi e culturali. A corollario il bilinguismo: greco e turco erano entrambe lingue ufficiali. Testo della Costituzione cipriota del 1960 in: https://www.federalismi.it/nv14/articolo-documento.cfm?artid=4487.
[14] Profughi stimati in 150/160.000 da parte greca, 45/50.000 da parte turca; in Routes of displacement and resettlement: from 1958 to present, Peace Research Institute Oslo- Cyprus Centre.
[15] Crisi avvenuta in seguito al naufragio di una nave turca nei pressi dell’isola, o meglio, scoglio di Imia (Kardak in turco). Atene affermò che l’incidente si verificò nelle proprie acque territoriali. Ankara, immediatamente, respinse le affermazioni della Grecia, sostenendo che Kardak fosse sotto sovranità turca. Entrambi i paesi schierarono navi da guerra e forze speciali attorno gli scogli compiendo anche azioni dimostrative che per poco non sfociarono in uno scontro armato; in G. DA FRE’, Mar Egeo, sale la tensione tra Grecia e Turchia, Rivista italiana Difesa, 30 gennaio 2018.
[16] Nel Gennaio 1997, la Repubblica di Cipro annunciò l’acquisto dalla Russia di sistemi di difesa aerea S-300, in grado anche di coprire parte dello spazio aereo turco. La Turchia considerò l’installazione di questo sistema d’arma come una minaccia diretta alla propria sicurezza e alla parte settentrionale di Cipro occupata dal 1974, preannunciando delle azioni militari atte a impedire l’operatività dei missili. Durante tutto il 1998, la tensione rimase altissima. La Turchia intraprese numerose esercitazioni militari, simulando la distruzione dei siti missilistici ed effettuando voli con dei caccia-bombardieri fin sopra Nicosia. Grazie alla mediazione internazionale si giunse finalmente ad un accordo che permise l’attenuarsi delle tensioni: nel dicembre 1998 i greco-ciprioti annunciarono che i sistemi S-300 sarebbero stati ceduti alla Grecia ed installati sull’isola di Creta; in S. O’CONNOR, The Cypriot Missile Crisis, geimint.blogspot.com. 1° maggio 2008.
[17] Il Piano proponeva la creazione di una “Repubblica Unita di Cipro” che avrebbe formato uno Stato federale con due Stati costituenti, rappresentanti la parte greca e la parte turca.
[18] Risultati quasi speculari Il 65% dei turco-ciprioti ha votato “sì”, mentre il 76% dei greco-ciprioti ha votato “no”.
[19] Il Piano Annan, “sopravvisse” al fallimento referendario restando la base della posizione ufficiale onusiana circa la questione cipriota, vergata anche nell’ultima Risoluzione sul tema, la 2561 del 29 gennaio 2021, in cui si ribadiscono « tutte le risoluzioni pertinenti su Cipro, in particolare la risoluzione 1251 (1999) e ricorda l’importanza di raggiungere una soluzione duratura, globale e giusta basata su una federazione bi-comunitaria e bizonale con uguaglianza politica»; testo completo della Risoluzione in https://unscr.com/en/resolutions/2561/#:~:text=Resolution%202561%20(2021)%20%2D%20Extension,the%20status%20quo%20is%20unsustainable.
[20] La Zona economica esclusiva si configura come un modello di estensione della sovranità territoriale di uno Stato costiero, in quanto su di essa è possibile esercitare i diritti sovrani per la gestione e lo sfruttamento delle risorse naturali (pesca, idrocarburi, energie rinnovabili) e la tutela dell’ambiente, consentendo alla Stato titolare, la possibilità di installare isole artificiali, strutture e impianti per la produzione di energia (rinnovabile o eolico marino) e per lo sfruttamento di risorse minerarie o gas naturale. Non inibisce la libera navigazione o il sorvolo a paesi terzi, ma certamente delinea un’area ove esercitare una giurisdizione strumentale all’esercizio dei diritti di sfruttamento economico con tutte le relative conseguenze giuridiche e geopolitiche.
[21] Giacimenti di gas naturale: Zohr (Zee egiziana), Leviathan, Karish, Tamar (Zee israeliana), Afrodite, Calypso, Glauco (Zee cipriota).
[22] Va letta in questo senso la fondazione nel gennaio 2019 del Forum del gas del Mediterraneo orientale (East Mediterranean Gas Forum-Emgf) comprendente Cipro, Egitto, Grecia, Israele, Giordania, Autorità Nazionale Palestinese, Francia e Italia, escludendo Turchia e il Libano; in Verso un’OPEC del gas mediterraneo? Istituto per gli studi di politica internazionale, sito dell’organizzazione, www.emgf.org. 27 gennaio 2020.
[23] Anche la Libia, come la Turchia non è firmataria dell’Unclos.
[24] Greek, Turkish warships involved in ‘mini collision’, Middle East online, 14 agosto 2020; Collisione tra fregate greca e turca, Macron invia navi e aerei in appoggio ad Atene, Analisi Difesa, 14 agosto 2020.
[25] A. CLO’, Non affondare la nave Eastmed-Poseidon prima del suo varo, Rivista energia, 15 aprile 2019; Il gasdotto EastMed non si farà, al suo posto una virtual pipeline con gnl, Rinnovabili.it,16 maggio 2023.
[26] M. SFREGOLA, Perché la riunificazione di Cipro rimane tabù, Limesonline, 1° agosto 2017.
[27] La maggioranza della popolazione greco-cipriota sembrerebbe optare per il mantenimento dello status quo.
[28] G. MASSANO, Viaggio nella nuova Siria turco-israeliana, Domino 9/2025.
[29] D. SANTORO, La Turchia diventa il Nemico di Israele, Limes 9/2025; R. DANIEL, C’eravamo tanto amati, la Turchia vista da Israele, Limes 2/2025; A. KIZILKURT, È Israele che deve adattarsi alla Turchia non viceversa, Limes2/2025; M. ARISTARCO, La Turchia sta con Gaza. Per tornare a Gerusalemme, Domino 9/2025.
[30] O. MOHSEN, L’isola di Cipro come specchio della rinnovata rivalità egemonica tra Tel Aviv e Ankara, Istituto analisi relazioni internazionali, 4 ottobre 2025; A. MARQUEZ, Cipro contesa: Israele e Turchia accendono il Mediterraneo, Kulturjam.it, 20 agosto 2025.
[31] Storico nume tutelare della Cipro grecofona e di Atene, nonché grande fornitrice ad entrambi di supporto diplomatico e materiale bellico. Si annoverano in tal senso le vendite di aerei Rafale, delle fregate Belharra (FDI HN), dei missili superficie-aria Mistral e dei missili antinave Exocet; in Cyprus Signs Deal to Buy French Weapons, Reportedly Missiles, The National Herald, 9 febbraio 2020; Greece and France ink ‘historic’ defense agreement, Ekathimerini, 28 settembre 2021. Da sottolineare la firma nel 2021 tra Atene e Parigi del “Partenariato strategico per la cooperazione in materia di difesa e sicurezza”, il quale tra i diversi articoli, prevede l’assistenza militare immediata della Francia alla Grecia e viceversa, in caso di attacco da parte di un paese terzo, anche se tale paese fosse parte integrante di una medesima alleanza (come la Turchia, che è membro della Nato); in Greece-France agreement – What it signals – The mutual defense assistance clause, To vima, 28 settembre 2021.
[32]In Israel-Cyprus bilateral relations, sito dell’ambasciata israeliana a Nicosia, https://embassies.gov.il/cyprus/en, aggiornato al 16 gennaio 2016. In realtà Cipro incrocia la storia dello Stato di Israele o addirittura del movimento sionista fin dai suoi albori: «Nel 1899, durante il Terzo Congresso Sionista, l’attivista sionista David Trietsch propose che lo Stato ebraico inizialmente fosse stabilito a Cipro, considerando la sua vicinanza a Israele e il suo clima favorevole per gli ebrei europei […] Cipro è la località più adatta per l’insediamento ebraico. Sebbene l’isola non attiri i coloni europei, il suo clima è adatto agli europei e, soprattutto, è vicina a Israele, fungendo da porta d’accesso a esso. Trietsch suggerì che, una volta migliorata la situazione in Eretz Israel, gli ebrei di Cipro avrebbero poi migrato nella terra promessa. Sebbene la proposta fosse accettata da Theodor Herzl, fu immediatamente respinta dalla leadership del Congresso. Nonostante ciò, Herzl continuò a considerare Cipro come un’opportunità, scrivendo nel novembre del 1899 che l’isola, sotto il controllo britannico, poteva essere un trampolino per raggiungere il suo obiettivo principale: la Terra d’Israele. Herzl immaginava che gli ebrei si sarebbero radunati a Cipro e, un giorno, avrebbero viaggiato verso la Terra d’Israele per riprenderla con la forza»; in R. PASSERI, Cipro, l’assedio immobiliare per trasformarla in un protettorato di Israele, Inside Over, 9 ottobre 2025. La prossimità di Cipro ad Israele, tornò utile agli stessi inglesi nel secondo dopoguerra. Tra l’agosto 1946 e il febbraio 1949, le autorità britanniche internarono oltre 50.000 ebrei, la maggior parte sopravvissuti all’Olocausto, in campi di detenzione a Cipro. Questi rifugiati furono fermati nel tentativo di emigrare illegalmente (Aliyah Bet) nel Mandato britannico della Palestina, contravvenendo alle severe restrizioni sull’immigrazione ebraica imposte dal governo britannico, onde impedire un esacerbarsi delle tensioni politico-sociali nel Mandato; in L. TATARELLI, Cipro: la detenzione nei campi di internamento inglese degli ebrei fuggiti dall’Olocausto (1946-1949). La terribile storia dei profughi dell’Exodus, Report difesa, 30 giugno 2025. Da segnalare inoltre nel 2011, la firma da parte dell’arcivescovo Chrysostomos II di un documento, durante un incontro con il rabbino capo di Israele, con cui si respingeva formalmente la dottrina della colpa collettiva ebraica per la morte di Gesù Cristo, dichiarando di fatto illegittima l’accusa di deicidio contro gli ebrei. La ripudiata nozione di colpa collettiva, venne etichettata come un pregiudizio incompatibile con l’insegnamento delle Sacre Scritture.
[33] A tal proposito si segnala l’approdo alle fasi finali della risoluzione circa la disputa decennale sul proficuo giacimento offshore di gas Aphrodite-Isnai, ricadente per circa il 10 % nelle acque israeliane; in Accordo storico tra Israele e Cipro per il gas di Aphrodite – Ishai, ICE – Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane, 20 gennaio 2026.
[34] Cipro e Israele firmano due accordi di cooperazione nella difesa e nell’intelligence, Asia News, 11 gennaio 2012.
[35] «L’intesa prevede l’addestramento di forze speciali, la cooperazione su droni e guerra elettronica, esercitazioni integrate terra-mare-aria e condivisione di capacità avanzate, a partire dall’esperienza israeliana nella difesa anti-droni e nei sistemi laser. Sul piano operativo l’accordo accelera l’interoperabilità. Atene consolida il salto qualitativo delle proprie Forze armate, già impegnate in un ampio programma di ammodernamento, mentre Tel Aviv estende il proprio raggio di cooperazione in un’area cruciale per le linee aeree e navali»; in G. GAGLIANO, Cipro. Accordo con Israele e Grecia per un piano d’azione militare congiunto, Notizie geopolitiche, 29 dicembre 2025. L’accordo inoltre prevede la creazione, entro il 2026, di una forza trilaterale congiunta composta da circa 2.500 militari. La forza non sarà permanente ma uno strumento flessibile e rapidamente dispiegabile in caso di crisi nei vari domini. Israele e Grecia contribuiranno ciascuno con circa 1.000 soldati, mentre Cipro metterà a disposizione circa 500 unità; in M. CALVI, Cooperazione militare nel Mediterraneo orientale: Israele, Grecia e Cipro verso una forza trilaterale entro il 2026, Sponda Sud, 30 dicembre 2025; T. HOLCMAN Greece, Israel, Cyprus working on 2,500-strong force for Mediterranean defense – report, The Jerusalem Post, 18 dicembre 2025.
[36] M. GATTA, Tutti i legami di Cipro con Israele, Terzo giornale, 31 dicembre 2025.
[37]S. DÜZ, H. YÜKSELEN, M. CANER, B. ZEYNEP ÖZDEMİR, A. MEVLÜTOĞLU, N.ATEŞOĞLU GÜNEY, Experts Respond: Israel’s Ambitions on the Cyprus Island, Seta- Siyaset, Ekonomi, ve Toplum Araştırmaları (Fondazione per la ricerca politica, economica e sociale), 26 settembre 2025.
[38] Secondo l’analista della difesa, A. Mevlutoglu: «Il Barak MX è un sistema di difesa aerea modulare e incentrato sulla rete, sviluppato da Israel Aerospace Industries (Iai) per proteggere da un’ampia gamma di minacce aeree, tra cui aerei, elicotteri, missili da crociera, droni e munizioni a guida di precisione. La sua architettura consente un dispiegamento flessibile tramite lanciatori distribuiti, posti di comando e sensori, consentendo missioni di difesa sia puntuali che di area. Un componente chiave del sistema è il radar multi-missione ELM-2084, prodotto dalla divisione Elta dell’Iai, che funge da sensore primario di rilevamento, tracciamento e controllo del fuoco. Il radar opera in banda S e impiega la tecnologia avanzata Aesa (Active Electronically Scanned Array) per fornire simultaneamente sorveglianza aerea e rilevamento di fuoco controbatteria. È in grado di rilevare e tracciare centinaia di bersagli a diverse altitudini e distanze, in genere fino a 470 chilometri (292,04 miglia) per i bersagli aerei, a seconda della configurazione, con elevata precisione nella classificazione dei bersagli e nel supporto all’ingaggio […] L’impiego del sistema di difesa aerea Barak MX da parte del Gcasc [Amministrazione greco-cipriota di Cipro del Sud, appellativo utilizzato dalla Turchia per indicare la Repubblica di Cipro, N. d. A.] ha due implicazioni dirette sulla sicurezza della Turchia. In primo luogo, in quanto sistema d’arma di difesa aerea, il Barak MX fornisce una copertura antiaerea su una vasta area, minacciando direttamente aerei, elicotteri e droni turchi sopra e intorno all’isola di Cipro […] In secondo luogo, e soprattutto, il radar ELM-2084 utilizzato dal Barak MX (o da qualsiasi altro radar di allerta precoce in esso integrato) fungerà da risorsa di sorveglianza a lungo raggio e di raccolta di informazioni per il Gcasc, per la Grecia e, ovviamente, per Israele. Una volta schierato nel sud dell’isola, il radar ELM-2084 è in grado di coprire tutto il Mediterraneo orientale, da Aksaz a Iskenderun. E, senza dubbio, fungerà da avamposto di monitoraggio e parte integrante della rete di intelligence e allerta precoce di Israele. Indipendentemente dal rischio di un conflitto armato, questo aspetto del Barak MX è ancora più importante in termini di equilibrio di potere regionale»; in S. DÜZ, H. YÜKSELEN, M. CANER, B. ZEYNEP ÖZDEMİR, A. MEVLÜTOĞLU, N.ATEŞOĞLU GÜNEY, art. cit.; Cyprus modernizes air defense capabilities with new Israeli Barak MX surface-to-air missile system, armyrecognition.com, 27 agosto 2025.
[39] Affermazione del rabbino capo di Cipro Zeev Raskin, cit. in Z. STUB, Cyprus Chabad inundated by thousands of Israelis trying to find way home, The Time of Israel, 22 giugno 2025.
[40] M. KAMBAS e Y. KOURTOGLOU, Cyprus becomes safe haven for people heading to, leaving Israel, Reuters,12 ottobre 2023; Z. STUB, art. cit.
[41] Movimento chassidico che affonda le radici negli insegnamenti di generazioni di rabbini Lubavitch, fornisce aiuto ai viaggiatori ebrei in oltre 100 paesi del mondo, offrendo assistenza materiale e spirituale. Il sito del suo ramo cipriota è https://www.chabadcyprus.com/.
[42] M. HADJICOSTIS, Israelis stranded in Cyprus find shelter and kosher meals with help of rabbis and residents, Indipendent, 18 giugno 2025.
[43] Is Greek Cyprus becoming ‘new Israel’? Security debate grows as 15K Israelis settle, Turkiye Today, 26 giugno 2026.
[44] Israelis Are Storming the Real Estate Market in Cyprus, sito internet della compagnia Bmby. Gli israeliani sono ai primi posti della classifica tra gli acquirenti stranieri a Cipro, assieme a russi, greci, britannici. Dal 2021 al 2025 sono state acquisite circa 4.000 proprietà da parte di cittadini israeliani in tutta Cipro meridionale. Nello specifico, sono pervenuti da parte di israeliani, nel distretto di Limassol, 1154 acquisti immobiliari (511 con titoli di proprietà); nel distretto di Paphos, 1.291 transazioni immobiliari (tra cui 867 titoli di proprietà), in quello di Larnaca 1.406 acquisti (titoli di proprietà 481), in particolare vicino all’aeroporto e alla sinagoga principale di Chabad a Pyla (la discrepanza dei dati tra le transazioni immobiliari e i titoli di proprietà, è data dalla differenza tra la conclusione di un contratto di vendita e l’effettivo passaggio di proprietà, gap alimentato per la maggior parte, dalla presenza come oggetto di numerose transizioni immobiliari di immobili in corso di costruzione, la cui definitiva vendita verrà formalizzata solo dopo il loro completamento). Gli ultimi dati disponibili riguardano il periodo tra il 15 settembre 2024 e il 15 settembre 2025, sono stati presentati alla Camera dei rappresentanti dal ministro degli Interni Constantinos Ioannou, in risposta a un’interrogazione parlamentare del deputato dell’Akel Christos Christofides. Secondo i dati, in questi dodici mesi analizzati, sono stati venduti complessivamente 1.669 immobili ad acquirenti esteri, a persone fisiche (non società), tra cui 962 immobili residenziali. Di questi, 385 sono stati acquistati da cittadini dell’Unione Europea, mentre 577 sono stati acquistati da cittadini extra-Unione. Di questo gruppo i cittadini israeliani, nel distretto di Larnaca, hanno rappresentato il gruppo più numeroso, registrando 850 transazioni, nel distretto di Limassol seguono solo i russi (846 acquisti ) con 571 immobili acquistati, mentre a Paphos seguono i cittadini britannici (890 acquisti) con 683 transazioni effettuate; in N.HOWARTH, Nationalities of foreign buyers driving Cyprus property market, Cyprus Property news, 26 ottobre 2025; E. HAZOU, Foreign buying frenzy hits Cyprus, Cyprus Mail, 22 giugno 2025.
[45] Il numero dei cittadini israeliani presenti a Cipro è oggetto di forte speculazione. I numeri variano a seconda delle fonti. I media usualmente indicano un numero attorno a 15.000 individui, il ministro della Diaspora israeliano Amichai Chikli nel febbraio 2025 in una visita a Cipro ha parlato di circa “4.000 famiglie”, il rabbino capo della comunità ebraica cipriota Zeev Raskin, in un’intervista del giugno 2025 ha parlato di 10.000 individui. Il Congresso mondiale ebraico nel 2023 attestava a 300 il numero degli ebrei presenti sull’isola; il Commonwealth Jewish Council sul proprio sito riporta 3.000 famiglie e 11.000 individui. Nel documento ufficiale del Dipartimento dell’Immigrazione del Governo cipriota sui permessi di soggiorno per l’anno 2025, i cittadini israeliani non sono menzionati nella classifica delle prime dieci nazionalità, il cui ultimo posto è occupato dagli egiziani (5.286). Sono quindi compresi nella categoria “altri” che consta in totale 40.064 individui; in Israel’s growing presence in Cyprus sparks warning: “Türkiye won’t stand aside”, Yeni Safak, 12 novembre 2025; Jewish community in Cyprus grows to 4,000 families, Kathimerini, 9 febbraio 2025; Z. STUB, art.cit; sito del Congresso mondiale ebraico e del Consiglio del Commonwealth ebraico; Documento sulle statistiche dei permessi di soggiorno a Cipro “LEGAL_IMMIGRANTS_ORIGIN-AGE_EL_250226”, sito del governo di Cipro, Dipartimento dell’immigrazione.
[46] Il leader del partito d’opposizione cipriota Akel, Stefanos Stefanou, durante il congresso del partito nel giugno 2025 ha dichiarato: «Gli acquirenti israeliani stanno acquistando ingenti appezzamenti di terreno e risorse economiche strategiche […] Stanno costruendo scuole sioniste, sinagoghe, enclave recintate […] Israele sta preparando un cortile di casa a Cipro, e questo non può che farci suonare l’allarme […] Non sono case-vacanze. Sono insediamenti A un certo punto scopriremo che la nostra terra non ci appartiene»; inR. POWELL, “Israel is Preparing a ‘Backyard’ in Cyprus… This Cannot But Sound the Alarm for Us”, Greatreporter, 27 giugno 2025; A. ZAMBELLI, Cipro: allarme insediamenti israeliani. Ci stanno portando via il nostro paese, East Journal, 30 luglio 2025.
[47] R. BERGMAN e M. MAZZETTI, L’impunità dei coloni. Come un movimento estremista ha conquistato Israele, Internazionale Extra Large, 2025.
[48] ‘Settlements in all but name’: Cyprus on alert over high influx of Israeli citizens, The Cradle, 4 luglio 2025.
[49] Da parte dei critici dell’“espansionismo immobiliare” israeliano si sottolinea la particolare predilizione dei cittadini dello Stato ebraico ad acquistare proprietà nei punti particolarmente “delicati” di Cipro: attorno le basi britanniche e lungo o addirittura dentro (il caso del paese di Pyla) la Green Line. Ciò viene inteso come la prova dell’interesse spionistico-securitario di Israele, quando molto probabilmente è una razionale (e comprensibile) scelta da parte dei cittadini israeliani di acquistare immobili nei luoghi che ritengono più sicuri proprio perché più sorvegliati (tra l’altro da contingenti militari appartenenti a paesi “amici” come Regno Unito, Argentina, Ungheria).
[50] Parte dell’arcipelago di “fossili coloniali” britannici sparsi per il globo, i quali ad una disinteressata e distratta vista potrebbero apparire non più che “vezzi” di un impero decaduto, ma in realtà sono dei nodi cruciali su cui si sostiene l’ordine anglo-americano garantendone proiezione globale. Oltre alle cipriote Akrotiri e Dhekelia si annoverano le installazioni militari a Gibilterra, nelle Falkland, nell’ isola di Ascensione, a Diego Garcia nell’ Oceano Indiano, isola ospitante delle fondamentali installazioni navali e aeree degli Stati Uniti d’America, operanti in tandem con quelle di Guam, territorio non incorporato degli Stati Uniti d’America, incluso nella lista delle Nazioni Unite dei territori non autonomi. Non solo avamposti militari, alcuni territori d’oltremare britannici, come le Isole Vergini Britanniche, le Isole Cayman e le Bermuda, sono notoriamente dei paradisi fiscali, i quali grazie alle loro giurisdizioni favorevoli all’elusione fiscale e alla gestione di ingenti flussi di capitali di origine quantomeno opaca, rappresentano dei fattori determinanti per la “salute” e la seduzione irradiata dall’egemonia anglo-americana. Questo “secondo impero britannico” rappresenta una sorta di erede (l’unico che possa essere permesso da Washington) del fu impero ben più formale di Sua Maestà, con capitale sempre Londra ma con sede nella City e non più a Buckingham Palace; vedi The spider’s web: Britain Second Empire, docu-film di Michael Oswald, 2017.
[51] T. CLEAVER, UK’s Cyprus bases ‘hugely important’, British foreign secretary says, Cyprus Mail, 17 giugno 2025; T. CLEAVER, ‘About 14’ British Typhoon fighter jets stationed at Cyprus base, Cyprus Mail, 24 giugno 2025.
[52] S. BELL, RAF jets flying 3,000 miles for Houthi strikes as flagship aircraft carriers remain in UK – here’s why, Sky News, 27 gennaio 2024.
[53] G. LIVAS, L’Iran riapre il problema delle basi britanniche a Cipro, Limesonline, 2 marzo 2026; L. IPPOLITO, Cipro sotto attacco dell’Iran, droni contro la base britannica di Akrotiri. Von der Leyen: «Colpita l’Europa», Corriere della Sera, 3 marzo 2026.
[54] British forces ‘played their part’ in defending Israel: UK minister, Al arabiya english, 2 ottobre 2024; D. HUGHES, UK support for Israel ‘unshakeable’ says Healey amid backlash over arms decision, The Indipendent, 3 settembre 2024.
[55] L. CARACCIOLO, Medioceania, il nome segreto dell’Italia, Limes 1/2026.
[56] “A message to Turkey”: why PM Modi’s trip to Cyprus is significant; 7 points, The Times of India, 16 giugno 2025; Indian Prime Minister Modi’s visit to Greek Cyprus a message to Türkiye: Media, Turkiye Today, 16 giugno 2025.
[57] Breve e limitata operazione militare indiana effettuata il 7 maggio 2025 sul territorio pakistano (principalmente su obiettivi posti al di là della linea di controllo [LoC – Line of Control] in Kashmir e nella Provincia pakistana del Punjab) in risposta all’attacco terroristico del 22 Aprile contro turisti hindu in Kashmir. I bombardamenti indiani hanno colpito, secondo quanto riferito dalle Forze armate indiane, unicamente delle selezionate strutture riconducibili ai gruppi militanti Jaish-e-Mohammed (Jem) e Lashkar-e-Taiba (Let), ritenuti responsabili da Nuova Dehli dell’attacco terroristico; in T. MARINO e E. PANERO, Nella nebbia dell’Operazione Sindoor: scenari dello scontro India-Pakistan, Centro Studi Internazionali, 7 maggio 2025; Why PM Modi named India’s military strikes in Pakistan, PoK as Operation Sindoor, First post, 7 maggio 2025.
[58] Prospettiva ottimamente sintetizzata dal ruolo ricoperto dal gruppo bancario greco-cipriota (con l’acquisizione della cipriota Hellenic Bank) Eurobank, il quale aprendo un ufficio di rappresentanza a Mumbai, è divenuto il primo attore bancario greco e cipriota ad operare nel mercato indiano. I dirigenti apicali di Eurobank, affiancati da influenti rappresentanti della comunità imprenditoriale cipriota, parteciparono ad un incontro di alto livello il 15 giugno 2025 assieme alla delegazione imprenditoriale che accompagnò il Primo Ministro indiano. Michalis Louis, Ceo di Hellenic Bank, controllata del gruppo Eurobank, in quell’occasione, affermò: «Cipro ha il potenziale per svolgere un ruolo fondamentale come ponte tra India ed Europa. Concentrandoci sull’innovazione tecnologica, su strategie orientate all’esterno e sulle alleanze strategiche, stiamo contribuendo attivamente a definire un nuovo modello di sviluppo per la regione. Il Corridoio Imec rafforza ulteriormente il potenziale di Cipro come polo finanziario e commerciale e, sfruttando il potenziale del gruppo Eurobank, stiamo cogliendo le opportunità per promuovere gli investimenti, sostenere le imprese e generare valore a lungo termine sia per l’economia che per la società»; in Eurobank Group, A Catalyst for Business Connectivity Between Greece – Cyprus – India, www.eurobank.gr, 19 giugno 2025. Corollario “strategico”, la conclusione della fase negoziale, lunga quasi due decenni, dell’Accordo di libero scambio India-Ue. Definito dagli esponenti politici coinvolti “la madre di tutti gli accordi”, per poter entrare in vigore, l’accordo richiede l’approvazione del Consiglio dell’Unione europea , il consenso del Parlamento europeo e l’approvazione del Consiglio dei ministri dell’Unione in India; in K. WHITING, Here’s why the India-EU trade pact is the ‘mother of all deals’, World economic forum, 4 febbraio 2026.
[59] L’Indo-Mediterranean Economic Corridor, denominato anche “Via del Cotone”, è un progetto infrastrutturale multimodale dalla forte impronta geopolitica che dovrebbe collegare l’India all’Europa, passando per i Paesi del Golfo, il Medio Oriente e Israele. Lanciato nel settembre 2023 a margine del G20 di New Delhi, ha l’intento di ridisegnare la geografia commerciale del globo, proponendo non solo un’alternativa concreta alla “Via della Seta” cinese, ma di bypassare anche le strozzature geopolitiche degli stretti di Hormuz, Bab el Mandeb e il canale di Suez; in M. NARDI, Il Corridoio IMEC, la risposta geopolitica alla Via della Seta, Zeta Luiss, 1º aprile 2025.
[60] Gli ottimi rapporti tra India e Israele, certificati dalla visita di Modi a Tel Aviv nel febbraio 2025, costituiscono un perfetto corollario alla nuova dottrina di politica estera indiana incentrata sull’autonomia strategica. La visita di Modi, uno dei pochissimi leader mondiali e l’unico dei Brics, a visitare Israele, da oltre due anni impigliato in una difficile fase di isolamento, segnala il pragmatismo diplomatico indiano volto all’implementazione di un “multi-allineamento” dalla forte impronta strumentale. La relazione con Israele ne è straordinario esempio. Grande acquirente di sistemi militari israeliani, l’India, grazie alla profonda collaborazione industriale e tecnologica con l’apparato bellico di Tel Aviv, coltiva l’obiettivo di diversificare il suo import bellico, storicamente dipendente dalla Russia e di controbattere efficacemente all’enorme crescita del settore Difesa, sia in termini quantitativi che qualitativi, di cui si è reso protagonista il suo principale avversario: la Repubblica Popolare Cinese; in C. DI SCALA, Modi a Tel Aviv. Così l’India rilancia la cooperazione bilaterale con Israele, Formiche.net, 25 febbraio 2026.
[61] La Turchia è stato uno dei primi paesi al mondo a riconoscere l’indipendenza del Pakistan. La Turchia ha pubblicamente difeso la postura pakistana nella controversia con l’India, circa il Kashmir e il Pakistan orientale, fornendo non solo sostegno diplomatico ma anche militare ad Islamabad; in From the pages of history: Why does Türkiye support Pakistan on Indo-Pak conflicts? Turkiye today, 7 maggio 2025.
[62] Si pensi all’accordo per la fornitura di quattro corvette Milgem, prodotte congiuntamente, nell’ambito di un affare da 1,5 miliardi di dollari; alla vendita degli elicotteri T129 Atak, (il Pakistan ne ha ordinati trenta unità), alla manutenzione garantita dai turchi degli F-16 pakistani, nonché la fornitura degli immancabili droni Bayraktar Tb2 e Akinci, nonchè allo sviluppo congiunto del caccia di quinta generazione Kaan; tutto questo all’interno del complessivo supporto e sviluppo della qualità tecnologica e prontezza combattiva fornita dall’apparato militare turco alle Forze armate pakistane. Persiste inoltre una profonda cooperazione tra i servizi segreti e i dipartimenti militari. Il Mit turco e l’Isi pakistano sono coinvolti nello scambio di dati professionali e nella cooperazione; in G. ASATRIAN, Turkey and Pakistan Strengthen Military Cooperation, Modern Diplomacy, 20 giugno 2025.
[63] W. A. KAZMI, La Turchia chiede di entrare nell’alleanza militare tra Pakistan e Arabia Saudita: è la nascita di una Nato islamica? Il Fatto quotidiano, 21 gennaio 2026.
[64] D. SANTORO, Grazie alle follie di Bibi Ankara si afferma nel Medioceano. Una sponda utile per noi, Limes 1/2026.
[65] Secondo il dipartimento dell’immigrazione cipriota, il numero dei residenti stranieri a Cipro al 31 dicembre 2025 è risultato essere di 184.745. I cittadini russi, ben 40.971, costituiscono la prima comunità straniera presente sull’isola, il 22,2 % sul totale. Gran parte dei russi (e bielorussi) residenti a Cipro sono impiegati nei settori più avanzati, specialmente nel settore dell’informazione e della comunicazione. Il settore IT è uno dei motori dell’economia cipriota. Al 1° gennaio 2024 risultavano registrate a Cipro 10.500 aziende con almeno il 50 % del capitale detenuto da russi e bielorussi; Documento sulle statistiche dei permessi di soggiorno a Cipro “LEGAL_IMMIGRANTS_ORIGIN-AGE_EL_250226”, Sito del governo di Cipro, Dipartimento dell’immigrazione; G. SOFRONIOU, Russians make up one in five foreign residents in Cyprus, Cyprus Mail, 12 novembre 2025; Cyprus’ case- The russian Diaspora, Center for Analysis and Strategies in Europe.
[66] Tra il 2007 e il 2020, 2886 cittadini russi sarebbero entrati in possesso del passaporto cipriota con questo programma; in A. SAPOZNIKOV, На Кипре конфискованы российские вклады на €105 млн (Depositi russi per un valore di 105 milioni di euro confiscati a Cipro), Kommersant, 16 gennaio 2023. Il programma “passaporto d’oro” è un fattore che ha accomunato russi e ucraini. Ad usufruirne furono infatti anche numerosi oligarchi ucraini, come Gennadij Bogoljubov, Ihor Kolomoyskyi (la cui cittadinanza venne revocata nel 2024) ex “padrino” del presidente Zelens’kyj, Konstantin Stetsenko e Konstantin Grigorishin, entrambi legati all’ex presidente Petro Poroshenko; in Cyprus revokes citizenship of Ukrainian oligarch Kolomoisky, The Kyiv Indipendent, 15 settembre 2024; S. FAROLFI. D. PEGG, S. ORPHANIDES, The billionaires investing in Cyprus in exchange for EU passports, The Guardian, 17 settembre 2017.
[67] Nel novembre 2023 è stato approvato un emendamento alla legge sulla cittadinanza cipriota che garantisce un percorso accelerato all’ottenimento della cittadinanza per i cittadini stranieri che lavorano nel settore della “ricerca e innovazione”. I requisiti prevedono 5 anni di residenza a Cipro con una conoscenza del greco a livello A2, 4 anni di residenza a Cipro con una conoscenza della lingua greca a livello B1, non lasciare Cipro negli ultimi 12 mesi prima di richiedere la cittadinanza. Il candidato inoltre deve possedere un’elevata qualifica accademica e professionale comprovata dai titoli di studio, uno stipendio di almeno 2500 euro al mese, non avere precedenti penali e non essere nelle liste delle sanzioni. La naturalizzazione potrà essere estesa anche ai membri della famiglia del richiedente, in A. PRAVDIN, На Кипре упрощено получение гражданства иностранными специалистами (Cipro ha semplificato la procedura per ottenere la cittadinanza per i professionisti stranieri), www.cyprusbutterfly.com, 1°dicembre 2023.
[68] F. MULLEN, How much is Russian business worth to Cyprus? Sapienta Economics, 12 dicembre 2022.
[69] «Questa differenza si spiega con il fatto che la Banca centrale di Cipro non prende in considerazione tutti i flussi diretti, “ma si concentra sull’origine reale degli investimenti”, dice il ministero delle finanze cipriota. La Banca di Russia, invece, include nel conteggio tutti i flussi che passano attraverso l’isola, anche quelli che non rimangono: basta che transitino prima di raggiungere altri centri finanziari. Cipro, un riferimento per gli istituti offshore, è in realtà uno snodo fondamentale delle architetture finanziarie degli oligarchi», in E. PERRIGUER, Gli oligarchi russi che ora imbarazzano Cipro, Internazionale, 11 maggio 2022.
[70] Cifra attinta da www.tradingeconomics.com.
[71] I beni degli oligarchi russi a Cipro nonostante sanzioni, Ansa, 14 novembre 2023.
[72] Imponente il numero dei turisti russi nel periodo pre-Covid: 783.631 unità nel 2018 (19,89 % sul totale dei turisti stranieri), 781.856 nel 2019 (19.66 %); nel 2021, anno ancora falcidiato dalle limitazioni pandemiche, nel panorama di forte riduzione complessiva del numero degli arrivi dall’estero, i russi con 519.174 unità rappresentarono il 26,8 % del totale. Con l’inizio del conflitto in Ucraina, causa sanzioni, il crollo dei turisti russi è stato verticale: nel 2022 furono 51.815, nel 2023 65.803, nel 2024 48.705 (solo l’1.2 % sul totale dei turisti stranieri); dati del Servizio statistico di Cipro, www.cystat.gov.cy.
[73] Over €1.2 billion in Russian assets frozen in Cyprus amid ongoing sanctions, Kathimerini news,12 marzo 2025.
[74] In ossequio alla raccomandazione della Commissione Europea del 28 marzo 2022, relativa alle misure immediate nel contesto dell’invasione russa dell’Ucraina in relazione ai programmi di cittadinanza e di soggiorno per investitori, C [2022)] 2028 final; in L. PALADINI, L’epilogo della stagion dei “passaporti d’oro” nella Ue, Ordine internazionale e diritti umani, 2025, pp. 764-781.
[75] F. MAKRIDIS, Φεύγουν μαζικά οι ρωσικοί κολοσσοί – Πάνω από 10 εταιρείες αποχώρησαν οριστικά, (I giganti russi se ne vanno in massa: più di 10 aziende si sono ritirate definitivamente), Philenews, 10 gennaio 2024.
[76] M. FORNUSEK, Zelensky visits Cyprus as Nicosia’s EU presidency begins, The Kyiv indipendent, 7 gennaio 2026.
[77] M.FORNUSEK, Cyprus’s president meets Zelensky in Kyiv as Nicosia prepares to chair EU Council,The Kyiv indipendent 4 dicembre 2025.
[78] H. SMITH, Cyprus: displaced Ukrainians adjust to life on Russia-friendly island, The Guardian, 23 marzo 2022.
[79] A. CARDIGLIANO, Geopolitica dell’Ortodossia Russa. Dalla Rus’ di Kiev al conflitto in Ucraina, Ratio Iuris, 8 settembre 2025.
[80] G. LIVAS, Zelensky cerca nella Chiesa di Cipro un alleato strategico, Limesonline, 4 febbraio 2026.
[81] A. KADES, Archbishop Georgios enthroned as 76th head of Cyprus’ church, Cyprus Mail, 8 gennaio 2023.
[82] Furono cinque i “vescovi dissidenti” (diocesi di Limassol, Tamasos, Morphou, Amathounda e Neapolis) contrari al riconoscimento da parte della Chiesa di Cipro della Chiesa ucraina come chiesa autocefala, indipendente da Mosca, statuito nel 2019 da Bartolomeo, Patriarca ecumenico di Costantinopoli. Se due di essi (afferenti a Limassol e Tamasos) successivamente si riavvicinarono alle posizioni ufficiali, gli altri tre non hanno mai ritrattato la loro posizione. Tra essi spicca il vescovo Neophtos di Morphou il quale non partecipò nemmeno all’intronizzazione di Giorgios III perché impegnato a pregare per il metropolita di Kiev e di tutta l’Ucraina e per gli altri vescovi, come quelli di Chernobyl e Vyshhord, «minacciati e perseguitati dalle truppe del presidente khazariano dell’Ucraina, il signor Zelensky»; in J. CHRISTOU, Morphou bishop ‘too busy praying for banned churches in Ukraine’ to attend archbishop’s enthronement, Cyprus Mail, 6 gennaio, 2023.
[83] F. PETRUCCIANO, Che c’entrano Ucraina e Cipro? Lavrov lancia invano un amo ad Ankara. L’energia al centro di tutto, Geopolitica.info, 8 marzo 2022.
[84] H.I. SUTTON, Russia’s Submarine Problem Is Much Worse Than Many Imagine, Naval news, 15 ottobre 2025.
[85] L’accordo consentiva alle navi da guerra russe di effettuare regolari scali nei porti ciprioti, in particolare a Limassol, per rifornimenti e manutenzione. Inoltre consentiva anche un uso “umanitario”, come la gestione delle evacuazioni di cittadini russi dal Medio Oriente o attività anti-pirateria; in Cipro apre i suoi porti alla Marina russa, Analisi Difesa, 27 febbraio 2015.
[86] La Cipro grecofona ha rappresentato storicamente un buon mercato per l’export bellico russo. Fino all’arrivo del citato sistema di difesa aerea israeliano Barak MX, le capacità anti-aeree e anti-missilistiche di Cipro sono state garantite da armamenti di origine sovietica e russa, quali il Buk M1-2 e il Tor M1. La Russia ha inoltre fornito a Cipro elicotteri da trasporto e d’attacco, i veicoli corazzati da combattimento BMP-3, i carri armati T-80, e i sistemi di artiglieria reattivi Grad.
[87] F‑35 alla Turchia solo se rinuncia agli S‑400 russi, Analisi Difesa, 27 dicembre 2025.
[88] Two Iranians arrested in Cyprus for targeting Israelis, Jns, 10 dicembre 2023; Y. SOULIOTIS, Iranian spies target bases on Crete and Cyprus, Ekathimerini, 24 giugno 2024.
[89] Anton Panov, crittografo indicato come operatore di sicurezza informatica per i servizi segreti esteri russi; in J. MORPHAKIS, Mystery of Russian diplomat’s ‘suicide’ deepens amid alleged spy links, Cyprus Mail, 16 gennaio 2025
[90] Figura già al centro della cosiddetta “guerra della potassa” con la Bielorussia, viveva e lavorava da tempo a Cipro; in
J. MORPHAKIS, Russian businessman reported missing in Cyprus, Cyprus Mail, 12 gennaio 2025.
[91] Nel caso Loizidou contro Turchia (Application no. 15318/89), la Corte europea dei diritti dell’uomo con la sentenza del 18 dicembre 1996, si è pronunciata circa il ricorso presentato nel 1989 dalla cittadina cipriota Loizidou contro la Turchia, rea di averle negato l’accesso alla propria abitazione a Kyrenia, nella parte di Cipro occupata dall’esercito turco. La Corte riconoscendo le Forze armate turche come occupanti la parte settentrionale di Cipro, ha ravvisato la Turchia responsabile delle politiche e delle azioni della Rtcn e quindi delle relative violazioni dei diritti umani sul territorio da essa controllato. La sentenza ribadendo la validità degli atti di proprietà emessi prima del 1974, ha condannato la Turchia a risarcire la ricorrente non per il valore dell’immobile in sé, ma solo per negazione dell’uso e del diritto stesso alla proprietà, statuendo la conservazione della piena proprietà legale dell’immobile in capo alla Loizidou; sentenza integrale sul sito della Cedu, https://hudoc.echr.coe.int/eng?i=001-58007. La sentenza è stata citata nella decisione in merito al caso interstatale successivo Cipro contro Turchia (Application no. 25781/94) circa la vicenda delle proprietà dei greco-ciprioti nei territori occupati, in cui la Corte ha ribadito l’orientamento precedente, riconoscendo la Turchia colpevole di violazione di numerosi articoli della Convenzione, inclusi il diritto alla vita, alla libertà, al rispetto della vita privata e familiare, e al diritto alla proprietà (art. 1 del Protocollo n. 1). La Corte ha ribadito che la Turchia esercita un “controllo effettivo” sulla Repubblica Turca di Cipro del Nord, rendendola responsabile per le azioni od omissioni in tale area; sentenza completa nel sito Cedu, https://hudoc.echr.coe.int/eng-press?i=003-68489-68957. Nella sentenza del 2001, la Corte aveva rinviato la questione della “giusta soddisfazione” (risarcimento economico, art. 41 Cedu). Essa fu deliberata successivamente, con la sentenza definitiva del 12 maggio 2014, in cui la Corte ha condannato la Turchia al pagamento di 90 milioni di euro a Cipro come risarcimento per i danni morali subiti dalle vittime (sfollati e parenti degli scomparsi).
[92] Citazioni tratte da T. CLEAVER, Two women jailed for usurping Greek Cypriot property in north, Cyprus Mail, 9 maggio 2025.
[93] A. ZAMBELLI, Cipro: il caso Aykut incrina i rapporti con Israele, Eastjournal, 10 settembre 2025.
[94] I. Eichner, Israeli developer accuses Cyprus of political persecution in landmark lawsuit, Ynetnews, 4 marzo 2025.
[95] La Turchia ovviamente scoraggia i greco-ciprioti a fare ritorno nelle loro proprietà nelle zone occupate, nonostante le numerose sentenze degli organismi giudiziari europei affermino il contrario. Dalle semplici attività di deterrenza si è passati a degli interventi più marcati, come risulta ad esempio, dall’arresto da parte della polizia militare turca di cinque cittadini ciprioti intenti a visitare le proprie proprietà occupate; in E. PASCARELLA, Cipro: L’Eurocamera condanna la detenzione di cinque ciprioti nel filo-turco Nord, Eunews, 11 settembre 2025.
[96] Altrimenti noto come Programma di investimento a Cipro, venne affossato nel 2020 da un’inchiesta di Al Jazeera rivelatrice della vasta rete corruttiva alla sua base. È stato prontamente sostituito dal programma Golden Visa, il quale permette ad un cittadino extra Ue, attraverso l’acquisto a Cipro di un immobile dal valore di almeno 300.000 euro, la residenza per almeno per due anni sull’isola, al termine dei quali, la residenza è nuovamente esaminata e può essere prorogata per altri tre anni.
[97] S. BROWN, D. DEMETRIOU, P. THEODOSSIOU, Banking Crisis in Cyprus: Causes, Consequences and Recent Developments, Multinational Finance Journal, vol. 22, no. 1/2, 2018, pp. 63–118.
[98] E. PASCARELLA, Cipro: Uno scandalo corruzione travolge il presidente e il suo entourage nei primi giorni di presidenza UE, Eunews, 12 gennaio 2026.
[99] Le entrate medie dell’ente, dall’anno della sua istituzione (2014) al 2022, sono state in media pari a 500.000 euro annui. Dal 2023, anno dell’ingresso al vertice della Karsera, gli importi sono quintuplicati. La stessa Karsera apparve due volte in Parlamento per discutere il disegno di legge che avrebbe reso obbligatoria la divulgazione delle informazioni sui donatori. Nell’opporsi alla proposta di divulgazione, sostenne che la pubblicità avrebbe di fatto scoraggiato i potenziali donatori, in E. HAZOU, Donors to fund chaired by first lady ‘frequently secure govt contracts’, Cyprus Mail,4 novembre 2025.
[100] Il centrista Nikos Christodoulides con la decisione di candidarsi, spaccò il suo partito di provenienza (già al governo), il conservatore Raggruppamento Democratico (Disy), storicamente egemone nell’isola. Ponendosi come alternativa al candidato e leader dei conservatori, Averof Neofytou, risultato sonoramente sconfitto nel primo turno elettorale, Christodoulides ha conquistato la presidenza battendo al ballottaggio l’avversario sostenuto dalla sinistra di matrice comunista, Andreas Mavroyiannis. Christodoulides, ex ministro degli Esteri della Repubblica di Cipro è stato uno dei più stretti collaboratori dell’ex-presidente in carica dal 2013, Nikos Anastasiadīs; in F. BACCINI, Le presidenziali a Cipro vinte dal centrista Christodoulides. La priorità è la riunificazione dell’isola, Eunews, 13 febbraio 2023.
[101] J. MORPHAKIS, Mavroyiannis suggests foreign link in scandalous leaked video, Cyprus Mail, 9 gennaio 2026.
[102] Secondo questa teoria, che non smentisce gli atti corruttivi, le rivelazioni sarebbero una “punizione” operata dai russi, munifici donatori dell’attuale presidente cipriota, delusi e “traditi” dalla postura politica di Christodoulides, ostinatamente salda su posizioni filo-europee e filo-ucraine.
[103] F. TURRINA, L’altra faccia di Cipro: il declino silenzioso della comunità turco-cipriota, Università di Padova-Centro dei diritti umani, 27 novembre 2024.
[104] Non godendo di riconoscimento internazionale, ad eccezione della Turchia, la Rtcn non è parte di nessun organismo multilaterale ad esclusione del simbolico ruolo di osservatore nell’ Organizzazione degli Stati turchi. L’unico ambito negoziale internazionale resta ovviamente l’Onu.
[105] Secondo le leggi della Rtcn il requisito principe per ottenere la cittadinanza da immigrato è il mantenimento di una residenza continuativa a Cipro Nord per almeno 8–10 anni (in precedenza erano cinque), ridotti a tre in caso di matrimonio con un cittadino. A Cipro Nord non è richiesto un esame linguistico formale per la cittadinanza; in https://veles-club.com/it/blog/northern-cyprus-citizenship-2025-naturalisation-marriage-descent.
[106] Un’altra motivazione del “silenziamento” dei dati demografici della Rtcn deriverebbe dalla necessità da parte delle autorità, di occultare per quanto possibile, l’enorme presenza di studenti stranieri universitari (sarebbero oltre 100.000 unità, di cui i non-turchi costituiscono la maggioranza) spesso parte di un enorme sistema di sfruttamento legato al lavoro sommerso e ai traffici illegali. Il business dell’istruzione superiore è assieme al settore immobiliare il settore economico più proficuo a Cipro Nord. Proprio il settore edilizio-immobiliare sarebbe l’altro volano dell’enorme aumento di cittadini stranieri nella Rtcn. In testa alla classifica degli acquirenti stranieri di immobili nella parte turca dell’isola, ci sarebbero i cittadini russi, giunti in massa nella Rtcn grazie alla facilità dei collegamenti aerei dalla Turchia, scevra da sanzioni al contrario della Repubblica di Cipro. Sarebbero almeno 50.000 i russi residenti nel Nord, numero in crescita, tanto da spingere le autorità russe ad aprire un ufficio consolare a nord della Linea Verde, una decisione puramente “pratica” che non comporterà alcuna implicazione politica per quanto riguarda il riconoscimento da parte di Mosca dell’autoproclamata Repubblica turca di Cipro del Nord; in B. GIANNOPOUOLOS, Russia to open consular office in northern Cyprus for “practical reasons”, Greek City Times, 22 novembre 2025; Study in Northern Cyprus, www.craydel.com, 9 gennaio 2025; 2024 Trafficking in Persons Report: Cyprus; Dipartimento di Stato degli Stati Uniti d’America; H. SMITH, No questions asked’: how Russian money is fuelling a building boom in northern Cyprus, The Guardian, 15 novembre 2023.
[107] Nel censimento del 2011, risultavano 190.494 cittadini della Repubblica Turca di Cipro del Nord, 80.550 cittadini turchi e 15.215 di altre nazionalità. Analizzando il forte aumento della popolazione nord cipriota, passata da 188.662 nel 1996 a 256.644 nel 2006, a 286.257 nel 2011, con un incremento del 52% nei 15 anni trascorsi tra i censimenti del 1996 e del 2011, si evince che la popolazione cittadina della Rtcn, ha mostrato un incremento relativamente più contenuto, da 164.460 a 178.031 (+7%), a 190.494 nello stesso periodo (+16% in 15 anni). Nello stesso periodo, il numero di cittadini turchi è passato da 30.702 nel 1996 a 70.525 nel 2006, a 80.550 nel 2011 (+162% in 15 anni). Analogamente, il numero dei cittadini di paesi terzi è aumentato, passando da 5.425 nel 1996, a 8.088 nel 2006, a 15.215 nel 2011, aumentando del 180% in 15 anni; dati tratti da M. HATAY, Population and Politics in North Cyprus, An overview of the ethno-demography of north Cyprus in the light of the 2011 census, report Prio Cyprus Centre Friedrich-Ebert-Stiftung, 2/2017. Oltre la già marcata presenza di cittadini turchi o di altre nazionalità, va anche considerata l’esistenza nella componente dei cittadini turco-ciprioti di una buona percentuale (attorno al 20/25 %) di naturalizzati, in gran parte ovviamente di origine turca, grazie alla già citata legge sulla cittadinanza. La paura di una “turchizzazione” del Nord si riflette anche sull’impianto giuridico del Sud, nello specifico nella sua legge per la cittadinanza. Se i turco-ciprioti hanno diritto alla cittadinanza della Repubblica di Cipro, lo stesso non vale per i figli nati da coppie miste, ovvero composte da un turco-cipriota e da un turco (o di un altro paese extra-Ue) entrato illegalmente sull’isola. I figli di coppie-miste pur essendo nati e cresciuti a Cipro e avendo un genitore turco-cipriota, non sono considerati legalmente ciprioti, poiché l’unica cittadinanza che possono richiedere è quella dell’altro genitore. Considerando il forte aumento della popolazione turca non è difficile stimare una crescita dei nati da coppie miste, esacerbando il problema della sussistenza di un folto gruppo di cittadini di “serie B” o addirittura “C”, non potendo essi godere nemmeno della cittadinanza comunitaria, con i relativi impedimenti connessi alla circolazione in ambito internazionale.
[108] E. AYGIN, Stark increase in north’s population, Cyprus Mail, 5 novembre 2023.
[109] Guidato e sapientemente applicato da due agenzie che si muovono in coordinamento tra loro, Tika e Diyanet, assi nella manica del soft power ancirano, in A. CARDIGLIANO, Bosnia, un fragile limbo. Dayton, la “grande Serbia”, la Turchia neo-ottomana, Ratio Iuris, 10 marzo 2025.
[110] D. EVRIPIDOU, Ç. ÇAVUŞOǦLU, Turkish Cypriots’ Language Attitudes: The Case of Cypriot Turkish and Standard Turkish in Cyprus, Mediterranean Language Review, Vol. 22, 2015, pp. 119-138.
[111]A. ZAMBELLI, Cipro: sorpresa al Nord, il nuovo presidente dei turco-ciprioti è per la riunificazione, East journal, 20 ottobre 2025.
[112] C. PALLARD, Turchia: two states solution. I piani di Erdogan per Cipro, East journal, 27 luglio 2021.
[113] T. FRIEDMAN, Il mondo è piatto – Breve storia del ventunesimo secolo, Arnoldo Mondadori Editore, 2007.
[114] M. FORLANI, Una finestra senza svolta: Cipro Nord tra riapertura negoziale e vincoli geopolitici, Istituto analisi relazioni internazionali, 3 gennaio 2026.
[115] L’abilità diplomatica della Turchia è fuori discussione. Tra gli innumerevoli esempi si segnala, in correlazione con il tema qui trattato, la vicenda del riconoscimento ufficiale da parte di Kazakistan, Uzbekistan e Turkmenistan della Repubblica di Cipro avvenuto nel 2025. Determinato da un precedente accordo firmato dagli stessi con Bruxelles, con il quale l’Unione Europea promise l’investimento di dodici miliardi di Euro nei tre “stan”, previo riconoscimento di Nicosia. Avvenimento frettolosamente inteso come uno smacco o addirittura un tradimento per Ankara da parte di tre membri dell’Organizzazione degli Stati turchi, in realtà si configura come una mossa eminentemente cosmetica e luciferina da parte di Ankara, la quale ha certamente assicurato il suo tacito placet all’iniziativa diplomatica, perché fattualmente innocua per gli interessi turchi, al contrario, foriera di vantaggi. I ritorni degli ingenti investimenti europei nell’area gioveranno ad Ankara, sempre più presente e determinante nelle economie e nelle società centro-asiatiche, nonché crocevia essenziale per la loro connessione con l’Europa, essendo le tratte russe ed iraniane assolutamente bloccate. Bruxelles ancora una volta credendo di essere stata “incisiva” in realtà è stata giocata dal lupo turco; in G. ARCONTE, Globalia. L’isola di Cipro strategica per gli equilibri del Mediterraneo, Barbadillo, 28 maggio 2025; D. CANCARINI, I paesi centroasiatici s’avvicinano a Cipro. Per Ankara è un tradimento, Il Foglio, 17 aprile 2025.
[116] L’essere linea di faglia tra due civiltà-blocchi. La storica commistione tra popoli, religioni, etnie è superata e cancellata dallo scontro geopolitico che privilegia demarcazione, separazione e conflitto.
[117] Cipro Nord come il Kosovo è uno Stato a riconoscimento limitato, base per traffici illeciti, classico buco nero, utile a soggetti statuali e non. Inoltre come per quanto concerne la storia e le relative evoluzioni demografiche di Bosnia e Kosovo, l’assetto cipriota è il risultato dell’ascesa e della caduta dell’impero ottomano.
[118] La ripartizione asimmetrica tra territorio e popolazione, derivante dall’esito di un conflitto bellico alimenta il revanscismo della componente in origine maggioritaria e dominante, la quale si avverte penalizzata e umiliata. Senso di ingiustizia e rivalsa facilmente tradotti in conflittualità e inconciliabilità delle posizioni (inaccettabilità dello scenario “due popoli per una terra”). Il territorio è teatro di una pesante occupazione militare sostenuta dall’innesto di coloni.
[119] Medesima “sindrome” affligge la penisola coreana. Uno degli ostacoli maggiori al processo di riunificazione tra le due entità, oltre agli indubbi caveat geopolitici è la ritrosia sudcoreana all’impegno di ingentissime risorse economiche necessarie a rimpinguare il nord socialista, nel tentativo, non scontato, di accorciare le distanze siderali che dividono le due Coree.
[120] Tre stazioni di conversione, tremila metri di profondità, duemila Megawatt di capacità elettrica e 1.208 chilometri di lunghezza con l’intento di alleviare l’Unione Europea dalla dipendenza dai combustibili fossili; in F. LUCA, Partono i lavori di costruzione dell’interconnessione elettrica tra Cipro, Grecia e Israele, Eunews, 14 ottobre 2022.
[121] Cipro ha firmato con Parigi il 15 dicembre 2025, un “accordo di partenariato strategico” includente diversi settori, ma la cooperazione militare è emersa come l’elemento più eclatante dell’accordo. Secondo quanto riportato, i piani includono la modernizzazione della base navale di Mari per permetterne l’uso da parte delle forze armate francesi, nonché l’assegnazione di porti e aeroporti alle unità militari francesi. L’accordo dovrebbe garantire alle truppe francesi piena libertà di movimento sull’isola; in Greek Cyprus, France sign strategic partnership deal, Hürriyet Daily News, 15 dicembre 2025.
[122] Questa giustifica l’enorme doppio standard, denunciato anche dagli stessi ciprioti, riguardante la differente postura europea nei confronti della Turchia e della Federazione Russa. Ankara non è un paese aggressore e occupante a Cipro così come Mosca lo è in Ucraina? Da un lato le durissime sanzioni comminate alla Russia, dall’altro, l’ipotesi perdurata anni, dell’ingresso turco nell’Unione, ora tramutata in ossequiose e stabili relazioni diplomatiche. Si dovrebbe dare atto al franco discorso del primo ministro canadese al vertice di Davos 2026, Mark Carney: «Sapevamo che la storia dell’ordine internazionale basato sulle regole era in parte falsa, secondo cui i più forti si sarebbero esentati quando conveniva, e che le regole commerciali venivano applicate in modo asimmetrico. E sapevamo che il diritto internazionale si applicava con rigore variabile a seconda dell’identità dell’accusato o della vittima»; in Davos 2026: Discorso speciale di Mark Carney, Primo Ministro del Canada, World Economic Forum, 20 gennaio 2026.
[123] G. GAGLIANO, Cipro. Da laboratorio di pace ad avamposto contesto del Mediterraneo orientale, Notizie geopolitiche, 26 novembre 2025.
* Al momento della stesura del presente saggio il conflitto risulta essere in corso.
[124] G. BARBERIS, Alexandre Kojève e l’idea dell’impero latino, Storia del pensiero politico, 1/2017, pp 93-114.