Anno XX – Numero 236 – Serie 8/26

Agosto 2026

Gli Smart Contract alla luce di eIDAS 2

Abstract (IT)

L’articolo analizza l’evoluzione della disciplina contrattuale nell’ordinamento giuridico italiano, mettendo a confronto i contratti tradizionali regolati dal Codice civile con gli innovativi smart contract, alla luce delle recenti normative nazionali e del Regolamento europeo eIDAS 2. Attraverso un’analisi della letteratura giuridica e normativa, si evidenziano le sfide interpretative e applicative poste dall’introduzione degli smart contract, in particolare riguardo alla formazione del consenso, all’esecuzione automatica delle prestazioni e alla gestione delle patologie contrattuali. L’articolo individua il gap normativo esistente e propone una metodologia integrata che coniuga principi civilistici tradizionali con le esigenze tecnologiche emergenti. L’implementazione di eIDAS 2 rappresenta un’opportunità strategica per armonizzare la disciplina italiana con gli standard europei, favorendo la diffusione e la certezza giuridica degli smart contract nel contesto nazionale.

Parole chiave: Contratti civili, Smart contract, Codice civile italiano, Regolamento eIDAS 2, Autonomia contrattuale digitale

Abstract (EN)

This article analyzes the evolution of contract law within the Italian legal system, comparing traditional contracts governed by the Civil Code with innovative smart contracts, in light of recent national regulations and the European eIDAS 2 Regulation. Through an examination of legal literature and normative frameworks, it highlights the interpretative and practical challenges posed by the introduction of smart contracts, particularly regarding the formation of consent, automatic performance execution, and the management of contractual defects. The article identifies existing regulatory gaps and proposes an integrated methodology that combines traditional civil law principles with emerging technological requirements. The implementation of eIDAS 2 represents a strategic opportunity to harmonize Italian legislation with European standards, promoting the dissemination and legal certainty of smart contracts at the national level.

KeywordsCivil contracts, Smart contracts, Italian Civil Code, eIDAS 2 Regulation, Digital contractual autonomy

Sommario

Introduzione, 1. Il Contratto nel Codice civile italiano: fondamenti concettuali, 2. L’evoluzione tecnologica e l’avvento degli Smart Contract, 3. L’integrazione degli Smart Contract nell’ordinamento giuridico italiano, 4. Le prospettive future: verso una disciplina organica degli Smart Contract, 5. Analisi comparata: Smart Contract e contratti tradizionali, 6. Le applicazioni pratiche degli Smart Contract nell’ordinamento italiano, 7. Criticità e prospettive future degli Smart Contract nell’ordinamento italiano, 8. Conclusioni, Bibliografia

Introduzione

L’ordinamento giuridico italiano affronta oggi una fase di profonda trasformazione nell’ambito della disciplina contrattuale. Questa evoluzione è caratterizzata dall’introduzione di nuove tecnologie che stanno ridefinendo i contorni tradizionali della contrattazione. Il presente studio analizza il passaggio dal contratto classico, disciplinato dal Codice civile italiano, agli smart contract, esaminando le implicazioni normative di questa transizione con particolare riferimento all’inquadramento nel sistema giuridico nazionale e alle novità introdotte dal regolamento eIDAS 2.

1.       Il Contratto nel Codice civile italiano: fondamenti concettuali

La disciplina contrattuale rappresenta uno dei pilastri dell’ordinamento giuridico italiano. Il contratto, definito dall’articolo 1321 del Codice civile, costituisce “l’accordo di due o più parti per costituire, regolare o estinguere tra loro un rapporto giuridico patrimoniale”. Questa definizione racchiude elementi fondamentali che hanno plasmato secoli di sviluppo giuridico e che continuano a rappresentare il nucleo essenziale della teoria contrattuale contemporanea. Il contratto non rappresenta semplicemente un accordo tra privati, ma assume il ruolo di regolamento di interessi riconosciuto dall’ordinamento giuridico. La sua disciplina rivela una duplice natura che combina l’espressione dell’autonomia privata con l’intervento regolatorio dell’ordinamento statale.

La codificazione del 1942 ha segnato un cambiamento significativo rispetto alla tradizione giuridica precedente. Come evidenziato da Guido Alpa, mentre la concezione ottocentesca era caratterizzata da un’ideologia liberista e borghese, il Codice civile del 1942 ha introdotto una visione più corporativa, in cui il contratto diviene “strumento dell’homo oeconomicus che nel fare operazioni economiche soddisfa il proprio interesse egoistico, ma anche l’interesse della collettività”. Questa trasformazione evidenzia come il contratto non sia più considerato un fatto esclusivamente privato, ma venga riconosciuto come fonte di obbligazione cui si attribuisce la funzione di legge tra le parti. Si configura così come il risultato dell’espressione della volontà dei contraenti combinata con l’intervento autoritativo dell’ordinamento giuridico.

Il Principio dell’Autonomia Contrattuale

L’articolo 1322 del Codice civile sancisce il principio dell’autonomia contrattuale, stabilendo che “le parti possono liberamente determinare il contenuto del contratto nei limiti imposti dalla legge”. Questo principio rappresenta la manifestazione della libertà negoziale riconosciuta ai privati, permettendo loro di autoregolamentare i propri rapporti economici attraverso lo strumento contrattuale. L’autonomia contrattuale si articola in diverse dimensioni: la libertà di concludere o meno un contratto, la libertà di scegliere il tipo contrattuale e la libertà di determinarne il contenuto. La giurisprudenza ha progressivamente definito i contorni di questa autonomia, bilanciandola con esigenze di tutela di interessi superiori e di protezione delle parti contrattualmente più deboli.

La disciplina codicistica prevede che i privati possano anche stipulare contratti atipici, ovvero contratti che non appartengono ai tipi aventi una disciplina particolare, purché siano diretti a realizzare interessi meritevoli di tutela secondo l’ordinamento giuridico. Questa apertura verso l’atipicità rappresenta un elemento di flessibilità del sistema, consentendo all’autonomia privata di rispondere a esigenze economico-sociali in continua evoluzione. Il controllo sulla meritevolezza dell’interesse perseguito costituisce tuttavia un limite significativo, attraverso cui l’ordinamento verifica la compatibilità dell’atto di autonomia privata con i principi fondamentali del sistema giuridico.

I Requisiti Essenziali del Contratto

La validità del contratto è subordinata alla presenza di specifici requisiti, enumerati dall’articolo 1325 del Codice Civile: “1) l’accordo delle parti; 2) la causa; 3) l’oggetto; 4) la forma, quando risulta che è prescritta dalla legge sotto pena di nullità”. Questi elementi costituiscono il nucleo strutturale di ogni fattispecie contrattuale e la loro assenza determina l’invalidità dell’accordo. La dottrina giuridica ha elaborato complesse teorie intorno a ciascuno di questi requisiti, definendone caratteristiche e limiti.

L’accordo delle parti rappresenta il momento genetico del contratto, manifestazione del consenso attraverso cui i contraenti esprimono la propria volontà negoziale. La formazione dell’accordo segue tipicamente uno schema proposta-accettazione, sebbene la prassi commerciale abbia sviluppato modelli più complessi di formazione progressiva del consenso. L’articolo 1326 stabilisce che “il contratto è concluso nel momento in cui chi ha fatto la proposta ha conoscenza dell’accettazione dell’altra parte”, adottando così il principio della cognizione come momento perfezionativo dell’accordo.

La causa del contratto costituisce la funzione economico-sociale dell’operazione negoziale. La giurisprudenza contemporanea ha progressivamente abbandonato la concezione astratta della causa, abbracciando una visione concreta che identifica la causa con lo scopo pratico perseguito dalle parti. Il controllo causale rappresenta uno strumento fondamentale attraverso cui l’ordinamento verifica la meritevolezza degli interessi perseguiti dai contraenti.

L’oggetto del contratto deve essere possibile, lecito, determinato o determinabile, rappresentando il contenuto della prestazione contrattuale. La determinatezza dell’oggetto rappresenta un requisito essenziale per la certezza dei rapporti giuridici, sebbene l’ordinamento ammetta che l’oggetto possa essere determinabile secondo criteri prestabiliti dalle parti.

L’Efficacia del Contratto e i Suoi Limiti

L’articolo 1372 del Codice civile sancisce che “il contratto ha forza di legge tra le parti”, ribadendo così il principio pacta sunt servanda e riconoscendo l’efficacia vincolante dell’accordo contrattuale. Questa forza vincolante trova tuttavia dei limiti significativi nell’intervento normativo, che in alcuni settori restringe sensibilmente l’autonomia privata. La disciplina dei contratti si caratterizza infatti per un crescente intervento legislativo volto a ridurre i margini di autonomia nella determinazione del regolamento contrattuale, specialmente nei settori caratterizzati da asimmetrie di potere negoziale.

Nel diritto del lavoro e, più recentemente, nella disciplina dei contratti tra professionisti e consumatori, la normativa si distingue per essere per lo più inderogabile o ammette deroghe solo se più favorevoli al lavoratore o al consumatore. Questo fenomeno riflette l’evoluzione di un sistema giuridico sempre più attento alla protezione delle parti deboli del rapporto contrattuale e al controllo su possibili squilibri nella distribuzione di diritti e obblighi. Il controllo sulle clausole vessatorie nei contratti dei consumatori rappresenta l’espressione più significativa di questa tendenza limitativa dell’autonomia contrattuale.

2.      L’evoluzione tecnologica e l’avvento degli Smart Contract

La rivoluzione digitale ha introdotto profonde trasformazioni nel panorama giuridico contemporaneo, incidendo significativamente sulle modalità di formazione e perfezionamento dell’accordo contrattuale. In questo contesto di innovazione tecnologica, gli smart contract rappresentano uno degli sviluppi più interessanti e problematici. Questi strumenti contrattuali, basati su protocolli informatici in grado di verificare l’avveramento di determinate condizioni e di eseguire automaticamente le prestazioni pattuite, pongono interrogativi fondamentali sulla compatibilità con i principi tradizionali del diritto contrattuale italiano.

La Natura Giuridica degli Smart Contract

Il dibattito sulla natura giuridica degli smart contract ha impegnato intensamente la dottrina italiana negli ultimi anni. La questione centrale riguarda la possibilità di ricondurre questi strumenti tecnologici all’interno della categoria giuridica del contratto come definito dall’articolo 1321 del Codice civile. La definizione normativa di smart contract è stata introdotta nell’ordinamento italiano dal D.L. 135/2018 (convertito con modificazioni dalla L. 12/2019), che li ha qualificati come “programmi per elaboratore che operano su tecnologie basate su registri distribuiti e la cui esecuzione vincola automaticamente due o più parti sulla base di effetti predefiniti dalle stesse”.

Questa definizione legislativa, pur rappresentando un primo tentativo di regolamentazione, non risolve pienamente le questioni teoriche relative alla natura contrattuale degli smart contract. La peculiarità di questi strumenti risiede nella loro duplice natura: da un lato, rappresentano un accordo tra le parti; dall’altro, costituiscono un codice informatico autoesecutivo. Questa dualità solleva interrogativi sulla formazione del consenso, sulla determinazione del contenuto contrattuale e sull’interpretazione delle clausole espresse in linguaggio algoritmico.

Gli Smart Contract nel Quadro Normativo Italiano

Il legislatore italiano, riconoscendo le potenzialità innovative degli smart contract, ha introdotto specifiche disposizioni volte a promuoverne l’utilizzo e a garantirne la validità giuridica. L’articolo 8-ter del D.L. 135/2018 ha riconosciuto l’equivalenza tra la forma elettronica e quella scritta quando l’identità delle parti è accertata attraverso un processo di identificazione digitale conforme alla normativa vigente. Questa equiparazione rappresenta un passo significativo verso l’integrazione degli smart contract nel sistema giuridico italiano, superando potenziali ostacoli legati ai requisiti formali previsti per numerose tipologie contrattuali.

Tuttavia, l’inquadramento normativo degli smart contract presenta ancora numerose criticità. La natura algoritmica di questi strumenti può rendere difficoltosa l’applicazione di istituti fondamentali del diritto contrattuale, come l’invalidità, la risoluzione per inadempimento o l’interpretazione secondo buona fede. La rigidità del codice informatico, che esegue automaticamente le prestazioni al verificarsi delle condizioni programmate, mal si concilia con la flessibilità interpretativa e applicativa tipica del sistema giuridico.

Problematiche Applicative degli Smart Contract

L’implementazione degli smart contract nel sistema giuridico italiano solleva numerose questioni problematiche. Un primo ordine di problemi riguarda la trasposizione delle clausole contrattuali in linguaggio algoritmico. Questa operazione di “traduzione” può risultare particolarmente complessa per concetti giuridici indeterminati o clausole generali, come la buona fede o la diligenza del buon padre di famiglia, difficilmente riducibili a istruzioni binarie. La rigidità del codice informatico rischia di sacrificare la ricchezza e la flessibilità del linguaggio giuridico, con potenziali ripercussioni sulla tutela degli interessi delle parti.

Un secondo aspetto problematico concerne la gestione delle sopravvenienze contrattuali. Il diritto dei contratti riconosce diversi rimedi per affrontare eventi imprevedibili che alterano significativamente l’equilibrio contrattuale, come la risoluzione per eccessiva onerosità sopravvenuta o la rinegoziazione del contratto. L’immutabilità e l’autoesecutività degli smart contract rendono difficoltosa l’applicazione di questi rimedi, sollevando interrogativi sulla loro compatibilità con principi fondamentali del diritto contrattuale.

La Normativa eIDAS 2 e il Suo Impatto sugli Smart Contract

Il Regolamento eIDAS 2 rappresenta un’evoluzione significativa del quadro normativo europeo in materia di identificazione elettronica e servizi fiduciari. Questo nuovo regolamento, che aggiorna e amplia il precedente Regolamento UE n. 910/2014, introduce disposizioni specifiche relative agli smart contract, riconoscendone formalmente la rilevanza giuridica e stabilendo standard comuni a livello europeo. L’implementazione di eIDAS 2 è destinata a influenzare profondamente il processo di integrazione degli smart contract nel sistema giuridico italiano.

Il Regolamento eIDAS 2 si basa su alcuni principi fondamentali che mirano a promuovere l’innovazione tecnologica garantendo al contempo certezza giuridica e tutela dei diritti. Tra questi principi, particolare rilevanza assumono la neutralità tecnologica, che evita di privilegiare specifiche soluzioni tecniche; il riconoscimento transfrontaliero, che garantisce l’efficacia degli strumenti digitali in tutti gli Stati membri; e la proporzionalità delle misure di sicurezza, che bilancia l’esigenza di protezione con la necessità di non ostacolare l’innovazione.

L’approccio adottato dal legislatore europeo riflette la consapevolezza della rapida evoluzione tecnologica e della necessità di creare un quadro normativo sufficientemente flessibile per adattarsi ai futuri sviluppi. Il regolamento introduce una disciplina generale degli smart contract, stabilendo requisiti minimi di validità e efficacia, ma lasciando agli Stati membri un margine di discrezionalità nell’implementazione di norme più dettagliate.

Un aspetto centrale di eIDAS 2 riguarda il potenziamento dei sistemi di identificazione elettronica e dei servizi fiduciari, elementi essenziali per garantire l’affidabilità e la sicurezza degli smart contract. Il regolamento introduce il concetto di “portafoglio di identità digitale europeo” (European Digital Identity Wallet), che consente ai cittadini di identificarsi elettronicamente e di memorizzare e gestire dati personali e documenti in formato digitale. Questo strumento facilita la conclusione di smart contract transfrontalieri, garantendo l’identità delle parti e la validità delle manifestazioni di volontà espresse in forma digitale.

In materia di servizi fiduciari, eIDAS 2 amplia il catalogo dei servizi qualificati, includendo nuovi strumenti come l’archiviazione elettronica qualificata di dati, la gestione dei dispositivi per la creazione di firme e sigilli elettronici remoti, e la registrazione elettronica delle attestazioni di attributi. Questi servizi rappresentano l’infrastruttura necessaria per lo sviluppo di un ecosistema di smart contract affidabile e giuridicamente valido.

Il Regolamento eIDAS 2 stabilisce specifici requisiti per garantire la validità e l’efficacia giuridica degli smart contract. Questi requisiti riguardano sia aspetti formali, come l’identificazione delle parti e l’integrità del documento informatico, sia aspetti sostanziali, come la trasparenza del codice e la prevedibilità delle conseguenze giuridiche. Il regolamento impone inoltre obblighi informativi specifici, volti a garantire che le parti comprendano pienamente il funzionamento dello smart contract e le implicazioni giuridiche della sua esecuzione automatizzata.

Di particolare rilevanza è la previsione di requisiti di interoperabilità tra diverse piattaforme blockchain e sistemi informatici. Questa disposizione mira a prevenire la frammentazione del mercato digitale europeo e a garantire che gli smart contract possano operare in un ambiente tecnologico eterogeneo. L’interoperabilità rappresenta un elemento essenziale per la diffusione degli smart contract nel contesto europeo, facilitandone l’adozione da parte di imprese e consumatori.

3.      L’integrazione degli Smart Contract nell’ordinamento giuridico italiano

L’introduzione degli smart contract nel sistema giuridico italiano richiede un delicato processo di adattamento e integrazione. La natura ibrida di questi strumenti, a cavallo tra diritto e informatica, pone sfide significative al legislatore e agli interpreti. Il processo di integrazione coinvolge diversi livelli normativi, dal Codice civile alla legislazione speciale, dalla giurisprudenza nazionale alle fonti europee come eIDAS 2.

Il Riconoscimento Normativo degli Smart Contract in Italia

Il legislatore italiano ha compiuto i primi passi verso il riconoscimento normativo degli smart contract con l’approvazione del D.L. 135/2018, che ha introdotto una definizione legale e ha stabilito l’equivalenza tra forma elettronica e forma scritta in determinate condizioni. Questo intervento legislativo, pur rappresentando un’importante apertura verso l’innovazione tecnologica, ha sollevato numerose questioni interpretative e applicative. La definizione adottata dal legislatore italiano appare infatti parzialmente divergente rispetto a quella emergente nel contesto europeo, creando potenziali problemi di coordinamento normativo.

La normativa italiana sugli smart contract si caratterizza inoltre per un approccio frammentario, con disposizioni sparse in diversi testi legislativi e mancanza di una disciplina organica. Questa frammentazione normativa rischia di generare incertezze interpretative e di ostacolare lo sviluppo di una prassi applicativa coerente. L’implementazione di eIDAS 2 offre l’opportunità di riorganizzare e sistematizzare la disciplina nazionale, allineandola agli standard europei.

La Giurisprudenza Italiana sugli Smart Contract

La giurisprudenza italiana in materia di smart contract è ancora in fase embrionale, riflettendo la relativa novità di questi strumenti nel panorama giuridico nazionale. Le prime pronunce giudiziali hanno affrontato principalmente questioni relative alla qualificazione giuridica degli smart contract e alla loro compatibilità con i requisiti formali previsti dal Codice civile. I tribunali italiani hanno generalmente adottato un approccio pragmatico, riconoscendo la validità degli smart contract quando soddisfano i requisiti sostanziali del tipo contrattuale di riferimento.

Particolare attenzione è stata dedicata alla questione dell’identificazione elettronica delle parti e alla validità della manifestazione del consenso espressa in forma digitale. In questo ambito, la giurisprudenza ha progressivamente riconosciuto la validità di diverse forme di sottoscrizione elettronica, anticipando in parte le soluzioni poi codificate dal Regolamento eIDAS 2.

4.      Le prospettive future: verso una disciplina organica degli Smart Contract

L’evoluzione della disciplina degli smart contract nell’ordinamento italiano sembra orientata verso lo sviluppo di un quadro normativo organico e coerente, che integri le disposizioni nazionali con i principi stabiliti a livello europeo. L’implementazione di eIDAS 2 rappresenta un’opportunità per riorganizzare la normativa esistente e per colmare le lacune attualmente presenti nel sistema. In questa prospettiva, appare necessario un intervento legislativo che chiarisca definitivamente la qualificazione giuridica degli smart contract e che disciplini in modo sistematico i requisiti di validità, gli effetti giuridici e i rimedi applicabili.

Un aspetto cruciale di questa evoluzione normativa riguarda l’adattamento degli istituti tradizionali del diritto contrattuale alle peculiarità degli smart contract. La rigidità e l’autoesecutività di questi strumenti richiedono infatti un ripensamento di concetti fondamentali come l’inadempimento, la risoluzione contrattuale o la gestione delle sopravvenienze. Il legislatore italiano è chiamato a sviluppare soluzioni innovative che preservino l’essenza degli istituti civilistici adattandoli al contesto tecnologico degli smart contract.

5.      Analisi comparata: Smart Contract e contratti tradizionali

L’introduzione degli smart contract nel panorama giuridico sollecita una riflessione comparativa con i contratti tradizionali disciplinati dal Codice civile. Questa analisi permette di identificare analogie e differenze, punti di contatto e discontinuità tra i due modelli contrattuali, evidenziando le potenzialità innovative degli smart contract ma anche le criticità che la loro implementazione comporta.

Formazione dell’Accordo: Dal Consenso Espresso al Codice Informatico

Nei contratti tradizionali, la formazione dell’accordo avviene attraverso lo scambio di manifestazioni di volontà espresse in forma verbale o scritta. L’articolo 1326 del Codice civile stabilisce che “il contratto è concluso nel momento in cui chi ha fatto la proposta ha conoscenza dell’accettazione dell’altra parte”, adottando così il principio della cognizione. Negli smart contract, invece, la manifestazione del consenso assume forme peculiari, spesso legate all’interazione con un’interfaccia digitale o all’attivazione di specifiche funzioni all’interno di una piattaforma blockchain.

Questa differenza nella modalità di formazione dell’accordo solleva interrogativi sulla effettiva consapevolezza delle parti riguardo al contenuto e alle conseguenze giuridiche del contratto. La complessità tecnica degli smart contract e la loro formulazione in linguaggio algoritmico possono infatti ostacolare la piena comprensione delle clausole contrattuali, specialmente per utenti non esperti di tecnologia. Il Regolamento eIDAS 2 affronta questa problematica imponendo specifici obblighi di trasparenza e informazione, volti a garantire che le parti comprendano pienamente il funzionamento dello smart contract prima di impegnarsi.

L’Esecuzione delle Prestazioni: Dalla Discrezionalità all’Automatismo

Una delle differenze più significative tra contratti tradizionali e smart contract riguarda le modalità di esecuzione delle prestazioni. Nei contratti tradizionali, l’esecuzione dipende dalla volontà delle parti e richiede un comportamento attivo dei contraenti. In caso di inadempimento, l’ordinamento prevede specifici rimedi, come l’azione di adempimento o la risoluzione contrattuale, che richiedono l’intervento dell’autorità giudiziaria.

Negli smart contract, invece, l’esecuzione delle prestazioni avviene automaticamente al verificarsi delle condizioni programmate nel codice informatico. Questa autoesecutività rappresenta uno dei principali vantaggi degli smart contract, eliminando il rischio di inadempimento volontario e riducendo i costi di enforcement. Tuttavia, l’automatismo dell’esecuzione può risultare problematico in presenza di sopravvenienze o di vizi del consenso, situazioni in cui il diritto tradizionale prevede la possibilità di sospendere o modificare l’esecuzione delle prestazioni.

Interpretazione e Integrazione del Contratto: Dal Linguaggio Naturale all’Algoritmo

Il Codice civile dedica diversi articoli all’interpretazione del contratto, stabilendo criteri ermeneutici volti a ricostruire la comune intenzione delle parti. L’articolo 1362 prevede che “nell’interpretare il contratto si deve indagare quale sia stata la comune intenzione delle parti e non limitarsi al senso letterale delle parole”, mentre l’articolo 1366 impone di interpretare il contratto secondo buona fede. Questi criteri interpretativi si basano sulla flessibilità del linguaggio naturale e sulla possibilità di considerare elementi esterni al testo contrattuale.

Gli smart contract, formulati in linguaggio informatico, presentano caratteristiche radicalmente diverse che rendono problematica l’applicazione dei tradizionali criteri interpretativi. Il codice algoritmico è infatti caratterizzato da rigidità e determinismo, lasciando poco spazio a interpretazioni contestuali o teleologiche. Questa rigidità può generare risultati non corrispondenti alla volontà effettiva delle parti, specialmente in situazioni non previste al momento della programmazione dello smart contract.

6.      Le applicazioni pratiche degli Smart Contract nell’ordinamento italiano

Nonostante le criticità evidenziate, gli smart contract stanno trovando crescente applicazione in diversi settori del sistema giuridico italiano. La combinazione tra la flessibilità della disciplina contrattuale e le potenzialità innovative della tecnologia blockchain ha permesso lo sviluppo di soluzioni contrattuali innovative, che rispondono a specifiche esigenze del mercato.

Smart Contract nel Diritto Commerciale e Societario

Il diritto commerciale e societario rappresenta uno dei settori in cui gli smart contract hanno trovato le applicazioni più interessanti e promettenti. La tecnologia blockchain è stata utilizzata per implementare meccanismi di governo societario, sistemi di voto elettronico per le assemblee, e processi decisionali automatizzati. Gli smart contract possono facilitare l’esecuzione di operazioni societarie complesse, come aumenti di capitale, distribuzione di dividendi o operazioni di merger and acquisition, garantendo trasparenza e riducendo i costi di transazione.

Particolarmente significativa è l’applicazione degli smart contract nel contesto delle Initial Coin Offerings (ICO) e delle Security Token Offerings (STO), nuove forme di finanziamento basate sull’emissione di token digitali. In questo ambito, gli smart contract consentono di automatizzare l’intero processo di emissione e distribuzione dei token, garantendo trasparenza e certezza nelle transazioni. La normativa italiana ha progressivamente riconosciuto la legittimità di queste operazioni, a condizione che rispettino le disposizioni in materia di offerta al pubblico di prodotti finanziari.

Smart Contract nella Pubblica Amministrazione

L’implementazione degli smart contract nel settore pubblico rappresenta una delle frontiere più innovative e promettenti dell’e-government. La tecnologia blockchain può essere utilizzata per automatizzare processi amministrativi, garantire la trasparenza delle procedure pubbliche e ridurre i tempi di erogazione dei servizi. Gli smart contract trovano applicazione in diversi ambiti della pubblica amministrazione, dai contratti pubblici alla gestione dei registri pubblici, dal sistema fiscale all’erogazione di servizi sociali.

Nel settore dei contratti pubblici, gli smart contract possono automatizzare diverse fasi della procedura di gara, dalla presentazione delle offerte all’aggiudicazione, dalla stipulazione del contratto al pagamento delle prestazioni. Questa automazione garantisce trasparenza e imparzialità, riducendo il rischio di corruzione e di contenzioso. Il Codice dei Contratti Pubblici italiano ha progressivamente aperto alla digitalizzazione delle procedure di gara, creando le condizioni per l’implementazione di soluzioni basate su blockchain e smart contract.

Smart Contract nella Tutela della Proprietà Intellettuale

La tutela della proprietà intellettuale rappresenta un altro settore in cui gli smart contract stanno trovando applicazioni innovative. La tecnologia blockchain può essere utilizzata per registrare e gestire diritti d’autore, brevetti e marchi, garantendo trasparenza e certezza riguardo alla titolarità e all’utilizzazione dei diritti. Gli smart contract consentono di automatizzare la gestione delle licenze, il pagamento dei diritti e il monitoraggio delle utilizzazioni, riducendo i costi di transazione e aumentando l’efficienza del sistema.

In Italia, la Società Italiana degli Autori ed Editori (SIAE) ha avviato progetti pilota per l’implementazione di sistemi blockchain per la gestione dei diritti d’autore, dimostrando l’interesse delle istituzioni pubbliche per le potenzialità di questa tecnologia. L’evoluzione normativa, con l’implementazione di eIDAS 2, creerà un quadro giuridico più favorevole per lo sviluppo di queste applicazioni, garantendo certezza giuridica e tutela effettiva dei diritti.

7.      Criticità e prospettive future degli Smart Contract nell’ordinamento italiano

Nonostante le potenzialità innovative degli smart contract, la loro implementazione nell’ordinamento italiano presenta ancora numerose criticità che richiedono soluzioni normative e tecnologiche adeguate. L’analisi di queste problematiche consente di delineare possibili scenari evolutivi e di identificare le sfide che il legislatore e gli operatori del diritto dovranno affrontare nei prossimi anni.

Criticità Giuridiche: Invalidità, Inadempimento e Sopravvenienze

Una delle principali criticità giuridiche degli smart contract riguarda la gestione delle patologie contrattuali, come l’invalidità, l’inadempimento o le sopravvenienze. La rigidità e l’autoesecutività del codice informatico rendono infatti difficoltosa l’applicazione degli istituti tradizionali previsti dal Codice civile. In caso di nullità o annullabilità del contratto, ad esempio, l’esecuzione automatica delle prestazioni può rendere problematica la restituzione di quanto indebitamente eseguito.

Analogamente, la gestione delle sopravvenienze contrattuali richiede meccanismi specifici che consentano di modificare o sospendere l’esecuzione automatica dello smart contract al verificarsi di eventi imprevedibili. La soluzione a queste problematiche richiede sia interventi normativi che soluzioni tecnologiche, come l’implementazione di “oracoli” esterni che possano intervenire sul codice dello smart contract in specifiche circostanze.

Criticità Tecnologiche: Sicurezza, Interoperabilità e Scalabilità

Dal punto di vista tecnologico, l’implementazione degli smart contract solleva questioni relative alla sicurezza, all’interoperabilità e alla scalabilità dei sistemi blockchain. La sicurezza rappresenta un aspetto cruciale, considerando che vulnerabilità nel codice possono comportare conseguenze economiche significative per le parti. Gli attacchi informatici e i bug del software rappresentano rischi concreti che richiedono soluzioni tecnologiche avanzate e interventi normativi specifici.

L’interoperabilità tra diverse piattaforme blockchain costituisce un’altra sfida significativa, essenziale per garantire la diffusione degli smart contract in un contesto tecnologico eterogeneo. Il Regolamento eIDAS 2 affronta questa problematica imponendo requisiti di interoperabilità, ma la loro implementazione pratica richiederà sforzi congiunti da parte di sviluppatori, aziende e istituzioni pubbliche.

Prospettive Future: Verso un Nuovo Paradigma Contrattuale

Nonostante le criticità evidenziate, le prospettive future degli smart contract nell’ordinamento italiano appaiono promettenti. L’implementazione di eIDAS 2 creerà un quadro normativo più favorevole per lo sviluppo di queste tecnologie, garantendo certezza giuridica e tutela effettiva dei diritti. Parallelamente, l’evoluzione tecnologica consentirà di superare molte delle attuali limitazioni, sviluppando soluzioni sempre più sofisticate e sicure.

La progressiva integrazione degli smart contract nel sistema giuridico italiano potrebbe portare a un nuovo paradigma contrattuale, caratterizzato dalla combinazione tra principi giuridici tradizionali e innovazione tecnologica. Questo nuovo paradigma richiederà non solo adeguamenti normativi, ma anche una trasformazione culturale nella comunità giuridica, chiamata a sviluppare nuove competenze interdisciplinari tra diritto e informatica.

8.      Conclusione

L’analisi condotta ha evidenziato come gli smart contract rappresentino una trasformazione significativa nel panorama contrattuale italiano. Partendo dalla disciplina tradizionale del contratto, si è osservato come l’introduzione di tecnologie blockchain stia modificando profondamente le modalità di formazione, perfezionamento ed esecuzione degli accordi negoziali. Il Regolamento eIDAS 2 costituisce un passo fondamentale in questo processo di trasformazione, fornendo un quadro normativo europeo che promuove l’innovazione tecnologica garantendo al contempo certezza giuridica e tutela dei diritti.

L’integrazione degli smart contract nell’ordinamento italiano presenta ancora numerose sfide, sia dal punto di vista giuridico che tecnologico. La gestione delle patologie contrattuali, l’adattamento dei principi interpretativi tradizionali, la sicurezza e l’interoperabilità dei sistemi blockchain rappresentano criticità significative che richiedono soluzioni normative e tecnologiche adeguate. Tuttavia, le potenzialità innovative degli smart contract, in termini di efficienza, trasparenza e riduzione dei costi di transazione, giustificano gli sforzi per superare queste criticità.

La prospettiva che emerge dall’analisi è quella di un’evoluzione graduale verso un sistema giuridico in cui contratti tradizionali e smart contract coesisteranno, rispondendo a diverse esigenze del mercato e della società. In questo contesto, il ruolo del giurista dovrà evolversi, sviluppando competenze interdisciplinari che consentano di comprendere e governare l’interazione tra diritto e tecnologia. L’implementazione di eIDAS 2 rappresenta un’opportunità per guidare questa evoluzione in modo consapevole, bilanciando innovazione tecnologica e tutela dei valori fondamentali dell’ordinamento giuridico.

Bibliografia

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  • Navarretta, E. (a cura di), Commentario del Codice civile – Dei contratti in generale, Vol. II: Artt. 1350-1386 c.c., WKI, 2011. Approfondimenti sulla forma, condizione, interpretazione ed effetti del contratto.
  • De Pamphilis, M., Rinegoziazione e default rule, analisi economico-giuridica delle sopravvenienze contrattuali e della rinegoziazione nel diritto civile italiano contemporaneo.
  • Studio comparato sui contratti nel Codice civile italiano e nel Codice civile e Commerciale argentino, con particolare riferimento alle obbligazioni e ai contratti di durata, utile per comprendere le peculiarità e convergenze della disciplina italiana.
  • Analisi della conclusione del contratto nei Principi di diritto europeo dei contratti e nel Codice civile italiano, utile per comprendere i principi di formazione del consenso e la loro evoluzione.
  • Documentazione ufficiale del Codice civile italiano, Libro Quarto, Titolo II – Dei contratti in generale, per una consultazione normativa primaria e aggiornata.
  • Regolamento (UE) 2023/1114 (eIDAS 2) e relative linee guida, per la disciplina europea sull’identificazione elettronica, servizi fiduciari e smart contract, con particolare attenzione ai requisiti di validità, sicurezza e interoperabilità.
  • Studi e rapporti tecnici sul tema degli smart contract, inquadramento giuridico e problematiche applicative in Italia, con riferimento alle prime normative nazionali (D.L. 135/2018) e alle implicazioni tecnologiche.

[1] Docente a contratto presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II corso di Sistemi di Elaborazione delle Informazioni e presso l’Università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli corso Sistemi informativi per la P.A, Dirigente Area Informatica della Giunta della Regione Campania, Direttore del Dipartimento Intelligenza Artificiale di supporto alle Pubbliche Amministrazioni dell’Ente Nazionale Intelligenza Artificiale (ENIA), Componente esterno del Comitato d’indirizzo dei Corsi di Studio dell’Area Economica del Dipartimento di Economia, Management e Metodi Quantitativi

[2] Funzionario amministrativo Giunta Regionale della Campania – Direzione Istruzione, Università, Ricerca e Innovazione– Revisore legale

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